Finanziamenti ai Partiti: Sistemi a Confronto

Più complesso è il caso dell’Italia. 
Il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto dalla c.d. Legge Piccoli del 2 Maggio 1974.
 A seguito della proposta di Referendum del 1993, proposto ai fini alla abrogazione dei finanziamenti pubblici dei partiti e alla successiva reintroduzione l'anno successivo dei cosiddetti "rimborsi elettorali", il fenomeno sembra avere trovato un ultimo “stadio di evoluzione” con la Legge n°96 del 6 luglio 2012, la quale ha sancito che “I contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici sono ridotti a euro 91.000.000 annui, il 70% dei quali, pari a euro 63.700.000, è corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e quale contributo per l’attività politica”. 
Innumerevoli volte il tema dell’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti politici è stato all’ordine del giorno, proprio perché, date le ingenti cifre erogate e, da una parte i casi di cattiva gestione dei fondi stessi e dall’altra la crisi economica che ormai affligge il sistema mondiale in tutte le sue diramazioni, l’attribuzione di denaro pubblico in quella direzione sembrava effettivamente un vero proprio paradosso.

Infine, il sistema di rimborsi elettorali valido in Gran Bretagna, la più “americana” tra le nazioni europee, prevede l’erogazione di cifre esigue per un ammontare di 2 milioni di sterline l’anno (poco più di 2 milioni di euro). 
Il resto dei fondi elettorali deriva da quote associative e dai privati. 
Medesimo fenomeno, seppur più “severo” e rigido, si verifica negli Stati Uniti. Anche qui v’è la possibilità, per il candidato, di attingere tanto ai fondi pubblici quanto a quelli privati ma l’uno esclude l’altro: attingere ai primi significa precludersi la possibilità di attingere ai secondi. In caso contrario, è prevista una pena carceraria molto severa. 
In realtà, negli USA, i soldi pubblici costituisco solo una quota minoritaria del denaro che viene investito dai candidati per finanziare la propria campagna elettorale, sperando che questa risulti vincente. 
La parte più importante del denaro ottenuto spesso deriva dai privati e cioè dagli elettori, dalle fondazioni e dai comitati, proprio perché è differente il modo di vedere e vivere la politica, che è e deve essere espressione della volontà sociale ed è pertanto corretto che ognuno metta il proprio (oltre al fatto che le donazioni elettorali sono detraibili, quindi talvolta donare conviene).