Gold Standard Islamico, L’ISIS Conia la Propria Moneta

Come parte integrante del processo di nation-building, nonché della propria strategia di sostentamento finanziario, l'Isis, sostituendosi alle autorità locali, amministra attualmente un regolare sistema di raccolta di tributi da commercianti ed agricoltori, supervisiona le attività delle forze di polizia locali, regola gli scambi commerciali nei bazar - in particolare la definizione dei prezzi -, ed offre opportunità lavorative nei siti d'estrazione del petrolio e gas occupati in Siria ed Iraq. Tutte attività che, nella prospettiva di una futura costituzione del califfato, "hanno perfettamente senso", ha riferito Bruce Hoffman, professore della Georgetown University specializzato nello studio delle istituzioni islamiche. "Stanno adottando tutti gli accorgimenti possibili per un governo".

Non solo. L'adozione di una nuova valuta, secondo l'interpretazione fornita da Eisenberg, rifletterebbe in maniera più fedele la lettura della Sharia, così come concepita dagli aderenti alla cellula jihadista: un generale rifiuto degli investimenti finalizzati al profitto sugli interessi e della valuta legale senza valore intrinseco. Pratiche quest'ultime che, nella visione radicale dell'Islam, vengono solitamente associate ad un "ingiusto arricchimento" dei pochi, e lo sfruttamento economico delle classi meno abbienti. L'istituzione del dinar - si legge nel comunicato dell'Isis - "prenderà le distanze dal tirannico sistema monetario sinora imposto sui musulmani", causa principale della loro "schiavitù ed impoverimento".

Foto 1. Rappresentazione di 1o dirham d'argento

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Fonte: Associated Press