Google Glass: AT WORK!

Cap II: La passerella

Fu così che i primi Glass Explorers vennero venduti ad una cerchia ristretta di eletti ad un prezzo tutt’altro che permissivo, $1,500 per essere uno dei primi earlyadopters. Esclusività, attenzione mediatica e l’assoluta innovatività del prodotto, non fecero altro che accendere la miccia di quello che sarebbe stato uno dei rari fallimenti di casa Google.

Il futuro sembrava già essere presente con Google Glass. Un prodotto che era sulla bocca di tutti ed un successo che pareva essere inarrestabile. Indossati da celebrità e dalle personalità più rilevanti del ventunesimo secolo. “Best Inventions of the Year” secondo il Time. Comparizioni sui più celebri magazines, shows e programmi televisivi. Fino ad arrivare al 2012, quando durante la New York Fashion Week, i Google Glass sono divenuti pure i protagonisti della sfilata di moda di Diane von Furstenberg.

Google Glass

Cap III: I nodi vengono al pettine

Tuttavia, nonostante il clamore mediatico creatosi, i Google Glass rimanevano pur sempre ed ancora una volta, il prototipo di un progetto ben più ambizioso, di cui gli Explorers ne rappresentavano solo gli albori.

A rivelarne la vera natura, furono quindi dapprima le recensioni degli esperti ed in seguito le conseguenze dell’utilizzo prolungato del prodotto identificate dall’altra fascia della clientela. Infatti, non solo le performance degli occhiali si rivelarono particolarmente scarse, soprattutto in relazione alla durata della batteria, ma emersero anche una serie di problematiche legate a possibili violazioni della privacy altrui attraverso le registrazioni incognite effettuate nei più svariati momenti della giornata. I Google Glass vennero quindi largamente banditi da casinò, bar, teatri e cinema ed i loro indossatori, che apparivano troppo nerd, chiamati glassholes.

Il prodotto venne quindi ritirato dal mercato, anche a fronte di qualche scandalo interno e licenziamento. Fino ad oggi, almeno.