Identity Economics: il Ruolo delle Norme Sociali nelle Scelte Economiche

In numerosi esempi riportati da Akerlof e ben noti al management delle risorse umane, i lavoratori dipendenti sono tentati dal passare il loro tempo alla macchinetta del caffè piuttosto che alla scrivania. Se, però, nell’ambiente lavorativo le norme sociali prevalenti sono fondate sulla dedizione all’azienda e l’impegno, i dipendenti reprimono – più o meno inconsciamente secondo il grado di interiorizzazione – ogni desiderio di prendersi una pausa: ciascun fannullone, o outsider, sarà malvisto dai colleghi e sarà punito dal loro disprezzo. Al contrario, in un ambiente lavorativo degradato, le norme sociali sono sovvertite, ed è chi lavora troppo a diventare l’outsider, e perciò anche un dipendente molto volenteroso rischia di essere costretto ad abbassare i ritmi.

Se diversi manager hanno basato il successo della loro azienda sulla comprensione di questa dinamica, lo stesso ragionamento si può applicare in campo educativo. Provate a pensare ora ad una qualsiasi scuola media o superiore e alle sue norme sociali: il ragazzino che studia “troppo” è a tutti gli effetti l’outsider, il nerd, perché impegnarsi troppo non è cool. Akerlof suggerisce che una gestione di successo delle istituzioni educative debba concentrarsi sull’influenza delle categorie e delle norme sociali intercorrenti fra gli studenti. Se un livello di impegno medio-alto diventa, agli occhi dei ragazzi, un comportamento accettabile – o ancor meglio, desiderabile – allora tutti ne beneficeranno. L’economista americano si concentra poi sulla presenza di categorie sociali diverse, specialmente in base a divisioni etniche all’interno dello stesso istituto, arrivando a descrivere dettagliatamente situazioni complesse. Il messaggio è che tali norme sociali arrivano ad influenzare l’impegno dei ragazzi molto più della prospettiva dei guadagni futuri e della loro reale predisposizione allo studio, aspetti su cui si concentravano i precedenti studi nel ramo economics of education.