Il Reshoring e l’Italia Pioniera: Quando il Bel Paese Arriva Prima degli Altri

Il dato più importante che riguarda l’Italia - ha dichiarato il Prof. Luciano Fratocchi, docente di ingegneria economico-gestionale all’università dell’Aquila e co-fondatore del gruppo di ricerca Uniclub more back-reshoring - è che le sue aziende realizzano in media 1,3 rimpatri, vale a dire che ogni 3 aziende abbiamo 4 rimpatri , perché le aziende italiane che fanno rimpatri tendono a realizzarne più di uno - quindi spostano almeno una parte della produzione, ndr.  La media europea - continua Fratocchi - è al disotto dell’1,2, quella americana è all’1,1. Siamo più prolifici a livello di azienda: l’imprenditore italiano, se rientra, tende a spostare più di una linea di produzione e più di una attività manifatturiera”. E’ lecito, quindi, affermare che non solo l’industria italiana abbia in pugno le coordinate per districarsi tra i nuovi sentieri dell’economia globale; ma soprattutto che le imprese italiane, in numero consistente, abbiano già percorso questi sentieri anticipando, per la prima volta, i competitors europei.

All’indagine di Uniclub more back-reshoring fa eco il primo discorso pubblico tenuto dal presidente dei giovani imprenditori confindustriali, Marco Gay: “Chi se n’è andato, rientri. Ma lo Stato sia alleato per questo obiettivo: no allo scudo fiscale, sì allo scudo industriale. Analizzando il fenomeno, ho scoperto che siamo il primo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti che sta attuando il reshoring, sfruttando l’alta competenza dei nostri addetti, l’ecosistema e la logistica del nostro Paese. Bisogna supportare questa tendenza, per consentire anche a chi è rimasto a produrre in Italia di trarne giovamento”.