La Cina E i Videogiochi, Quando la Passione E’ Malata

In Asia continentale e Taiwan, infine, si ha la cosiddetta "cultura dell'internet cafè". Gran parte della popolazione non è incline all'acquisto di un hardware dedicato o non può permettersi di pagare un computer e/o una connessione internet (quest'ultimo scenario è ben più frequente nella Repubblica Popolare Cinese) e preferisce invece usufruire dei videogiochi accessibili tramite il pc di un internet café.

Anche la natura dei videogiochi in voga in Asia è sostanzialmente diversa da  quanto consueto in Occidente. Se infatti noi siamo solitamente abituati ad acquistare un nuovo gioco e fruirne a tempo indeterminato, nelle culture degli internet café prevale il modello "free-to-play" o "freemium".  Tale modello prevede che l'accesso al gioco sia fondamentalmente gratuito, ma che sia possibile accedere a contenuti esclusivi e/o velocizzare i progressi pagando denaro reale. Una simile impostazione è generalmente malvista presso i gamers occidentali, in quanto essa favorisce chi paga e non chi è abile, tanto che spesso si sentono definire questi giochi "pay-to-win".

In Cina, al contrario, è il modello di mercato più comune per i videogiochi, che resterebbero altrimenti inaccessibili a gran parte della popolazione. La grande enfasi sui crediti in-game ha spesso però conseguenze pesanti sulla vita del videogiocatore, in certi casi anche drammatiche. È ad esempio il caso della coppia precedentemente citata, che spende dei soldi ottenuti dalla vendita dei figli in crediti in-game. Talvolta, i MMO free-to-play restano anche l'unico interesse rimasto nella vita di alcune persone. Spesso, alcuni gamers occasionali lo diventano per professione, attraverso la compravendita di crediti. Una simile decisione è frequentemente dettata da conseguenze gravi come la perdita del lavoro o una cattiva situazione familiare.