La Francia a Caccia del “Made in Italy”: Tragedia o Opportunità?

Esemplare è il caso di Parmalat. Alla vigilia dell’acquisto da parte dei francesi di Lactalis nel 2011, fu lo stesso Giulio Tremonti, allora Ministro dell’Economia, a scendere in campo ideando un “decreto anti-scalata” per difendere l’italianità del marchio emiliano e invocando allo stesso tempo  l’entrata di Intesa Sanpaolo come possibile acquirente. L’effetto fu semplicemente quello di far slittare l’acquisto, visto che Intesa non prese mai seriamente in considerazione l'offerta lasciando porte spalancate all’OPA totalitaria di Lactalis.

Altrettanto interessante, anche se ben più doloroso, è il caso Alitalia. Per opporsi all’interessamento del gruppo Air FranceKLM, che per l’acquisto della compagnia di bandiera si era detta disposto a mettere sul piatto ben 1,5 miliardi oltre all’accollo dei debiti, venne invocata una “cordata di patrioti” dal neonato Governo Berlusconi. Questi 21 imprenditori, riuniti sotto l’insegna del CAI, rilanciarono la posta in gioco azzerando l’offerta del gruppo franco-olandese e riuscendo a mantenere l’italianità del vettore. Peccato che a conti fatti l’operazione sia costata ai contribuenti circa 4,5 miliardi di euro, e che Alitalia sia riuscita ad accumulare in meno di 5 anni più di un miliardo di perdite. Ad oggi ad Air France bastano poche centinaia di milioni per prenderne il controllo. Ma siamo davvero sicuri che l’arrivo dei francesi sia davvero da considerare un attacco al nostro prezioso patrimonio economico?