La Francia a Caccia del “Made in Italy”: Tragedia o Opportunità?

L’acquisto di case di moda dalle dimensioni relativamente piccole quali Loro Piana o Pomellato da parte di giganti francesi del lusso, LVMH e Kering in testa, permette di beneficiare di più vasti canali distributivi in nuovi mercati, nonché di una più solida struttura finanziaria. I dati paiono non lasciare dubbi: Pucci, in seguito all’acquisto da parte di LVMH, ha visto un incremento del 10% nell’occupazione; Gucci ha recentemente avviato un piano di welfare per 2200 dipendenti italiani mentre Bottega Veneta è riuscita in poco tempo a raggiungere la soglia del miliardo di fatturato grazie alla rapida crescita sostenuta dopo l’acquisizione da parte di Kering.

Stessa musica per il gruppo Parmalat. Grazie ad un più solido piano industriale imposto da Lactalis, l’azienda emiliana è riuscita a totalizzare una crescita record nel periodo post acquisizione: un +16,4% nei ricavi, un margine operativo lordo in crescita del 17,4% ed un aumento di 1700 dipendenti grazie ad alcune acquisizioni strategiche.

Fuori e dentro il mondo del business l’arrivo dello straniero è spesso accompagnato da una naturale repulsione e ostilità, con l’innescarsi di reazioni contrarie che portano al ripiegamento su ideali nazionalistici e di protezionismo. Ma un ritorno ad un patriottismo di facciata non sembra essere ciò di cui ha bisogno il tessuto economico italiano in questo momento per ripartire. Quello che contano davvero sono piani industriali solidi e una chiara idea imprenditoriale. E se queste condizioni vengono a mancare, allora tanto vale la pena importarle d’Oltralpe, per poi lasciarsi contaminare positivamente da nuove idee, capitali e know-how. Tanto lo hanno capito anche loro, per far funzionare il “Made in Italy” non basta comprarlo, ma coltivarlo, accrescerlo e saper investire su di esso. E questo pare che i francesi sappiano farlo meglio di noi.

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