L’Altra Faccia del Conflitto Mediorientale: la Guerra dell’Acqua

Il controllo dell’acqua gioca un ruolo fondamentale in questo scenario drammatico, poiché aiuterebbe i ribelli a colpire senza troppe difficoltà il cuore del Paese, causando gravi danni dal punto di vista industriale, elettrico e, non ultimo, igienico-sanitario.

Purtroppo la battaglia per il controllo dell’acqua non è solo una prerogativa irachena. La Turchia, infatti, da sempre nemica della Siria e principale finanziatrice delle frange di ribelli presenti ad Aleppo e Damasco, è stata accusata di ridurre il flusso idrico dell’Eufrate verso il Lago Assad, causando un abbassamento di sei metri della più grande fonte d’acqua dolce siriana e lasciando più di due milioni di persone senza acqua potabile. Già nel 1975, quando per la prima volta Siria e Iraq denunciarono la manipolazione idrica dell’Eufrate per mano turca, le principali città siriane e irachene, come Baghdad, Damasco e Aleppo subirono ingenti danni causati dalla siccità, con ripercussioni importanti sull’economia nazionale e sulla salute della popolazione.

Oggi le accuse sono tutte rivolte verso il primo ministro turco Recep Erdogan, imputato di essere un autocrate instabile alla guida di una grande nazione Nato e di aver abusato dei diritti umani di milioni di cittadini. La Turchia, dal canto suo, fa sapere di non aver firmato l’accordo delle Nazioni Unite sui corsi d’acqua internazionali, un patto che prevede una condivisione equa e ragionevole dei fiumi, secondo cui le nazioni prendono misure atte a non causare danni significativi agli altri stati.