L’italianità da Modernizzare: Tra Pirelli, Thohir e Mr. Bee

Se invece si guardano le poche grandi imprese italiane, si riscontra un’altra caratteristica preoccupante. Quella che in America si chiama “public company”, ovvero un’azienda quotata che non ha azionisti di riferimento, in Italia semplicemente non esiste, o esiste in pochissimi casi (come quello del Prysmian Group, che infatti è leader mondiale del suo settore).  Nella maggioranza delle situazioni la grande impresa è a controllo familiare, e conseguentemente le decisioni, scelta dei manager inclusa, vengono prese per il bene non dell’impresa stessa ma dell’azionista di riferimento.

Aprire le aziende ai capitali esteri, in un’economia che ha enormi problemi strutturali e in un contesto internazionale in cui è fondamentale che le imprese crescano, investano e innovino (e non  possono farlo se sono minuscole e a controllo familiare), non può che far bene.  Ovviamente, nessuno sa quale sarà il futuro di Inter, Milan e Pirelli, ma certo è che, anche nel business e nella considerazione dell’economia, dobbiamo tutti fare uno sforzo per capire che il concetto di italianità deve riguardare non la proprietà, ma le capacità, e se il nostro potenziale può essere messo a frutto con soldi che vengono da altrove, la cosa importante non è da dove quei soldi vengano, ma il fatto che quei soldi permettano, per noi e per gli altri, di creare più posti di lavoro, di innovare di più, di investire meglio.

E allora, anche il concetto di italianità deve abbandonare il provincialismo ed abbracciare un sentimento globale di modernità. Perchè l’Italia è bella ed italiana, ma, se impariamo dal resto del mondo e cogliamo le giuste opportunitò, possiamo fare molto, molto di più.