L’Uomo dei Dadi: Come Nasce un Fenomeno Pop

La biografia dell’autore sulla quarta di copertina afferma che Luke non è altro che uno pseudonimo per George Cockroft, psichiatra, che ha deciso di raccontare la sua folle vita in queste pagine. Il mistero che grava sulla vicenda si infittisce ancor di più: numerosi giornali – dal Guardian al The Indipendent – sono andati a caccia di “Reinhart”, sparito dai radar verso la metà degli anni ’90 dopo aver ricevuto numerosi elogi: nel 1995, la BBC ha definito L’uomo dei dadi «uno dei cinquanta libri più influenti della seconda metà del ventesimo secolo», e nel 1999 la rivista Loaded l’ha chiamato “Romanzo del secolo”; nel 2013, per non farsi mancare nulla, il Telegraph l’ha elencato come uno dei cinquanta grandi libri cult degli ultimi cento anni.

Con delle premesse simili, quest’opera non poteva che essere un successo annunciato, anche se non esattamente economico; i dati di vendita sono modesti, e nonostante i sequel pubblicati qualche anno dopo nessuno di loro avrà la stessa risonanza del primo romanzo. E allora come mai sono nati documentari, studi psichiatrici, community di dice men così devoti al misterioso Luke da imitarlo e mettere in pratica quasi alla lettera tutto ciò che è spiegato nel romanzo?

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