No Profit: un Settore che Crea Occupazione Nonostante la Crisi

Una recente ricerca dal titolo “Il valore del non profit in Italia”, effettuata da Unicredit Foundation, ha attribuito all’intero settore un valore economico pari a 67 miliardi di euro, all’incirca il 4,3 % del PIL, registrando così, rispetto al 2001, un aumento di 1 punto percentuale.

L'Italia non è però l'unica culla del no profit. Negli Stati Uniti, esso rappresenta il 10% della forza lavoro totale e paga 670 miliardi di dollari l’anno di stipendi. È stato calcolato, grazie allo studio Economic Impacts of 2010 Foundation Grantmaking on the U.S. Economy, realizzato da The Philanthropic Collaborative, che l’impatto delle sole fondazioni sull’economia americana sfiora il miliardo di dollari. E anche in Europa, dove la situazione sia abbastanza eterogenea, il settore del no profit è ormai una realtà riconosciuta come motore di sviluppo economico e come tale tutelato dalle autorità sovranazionali e dalla maggior parte di quelle nazionali come Olanda, Svezia e Austria.

Una unicità, questa del no profit, non casuale. Innanzitutto, due delle cause fondamentali sono da ricercare all’interno della crisi dei sistemi di welfare e dei fallimenti del mercato nell’ambito dei servizi di cura alla persona. Il disagio sociale, nato in conseguenza alla crisi economico-finanziaria, ha probabilmente favorito la necessità di associarsi al fine di trovare una soluzione comune ai problemi condivisi.