di Luigi Capoani e Viola Fini
La digitalizzazione integrale dei pagamenti non dovrebbe essere considerata solo un’evoluzione tecnologica, ma una riforma economica capace di aumentare trasparenza degli scambi, ridurre alcuni costi operativi e rafforzare la sovranità monetaria europea. Il contante facilita l’economia sommersa
Il principale limite del denaro contante è la difficoltà di ricostruirne il percorso. Una transazione in banconote può avvenire senza lasciare tracce, agevolando evasione fiscale, lavoro irregolare, riciclaggio e compravendite illegali. Il contante non genera automaticamente criminalità, ma ne riduce i costi operativi.
La digitalizzazione dei pagamenti, al contrario, rende più difficile occultare sistematicamente ricavi e transazioni. Strumenti come la fatturazione elettronica e gli scontrini digitali mostrano come la tecnologia possa trasformare ogni transazione in un’informazione verificabile.
Una ricerca del Fondo monetario internazionale rileva che una maggiore digitalizzazione delle imprese è associata a un miglioramento della conformità fiscale e, nei Paesi dotati di amministrazioni pubbliche digitalizzate, a maggiori entrate tributarie. Come evidenzia la Figura 1, i Paesi caratterizzati da un livello più elevato di digitalizzazione delle imprese tendono a registrare un rapporto più alto tra entrate fiscali e PIL.
Figura 1: Digitalizzazione delle imprese ed entrate fiscali
Fonte: Fondo monetario internazionale, “Leveraging Digital Technologies in Boosting Tax Collection”, 2025
Una progressiva riduzione dell’utilizzo del contante, accompagnata dalla digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e da strumenti di pagamento accessibili, potrebbe quindi contribuire all’emersione di una parte dell’economia sommersa.
Meno costi e più tempo per cittadini e imprese
Gli studi sui costi sociali dei sistemi di pagamento mostrano come il contante richiede l’impiego di risorse reali in ogni fase della sua gestione: produzione delle banconote, trasporto, custodia, conteggio, approvvigionamento e deposito. Questi costi ricadono su banche, imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini, anche quando non sono immediatamente visibili nel prezzo della singola transazione. A tali costi si aggiungono il rischio di furto, smarrimento e falsificazione del contante.
(tutti i costi vengono elencati nel documento della BCE che ho messo nella fonte pag 16-19, ho messo delle indicazioni generali) pagamenti digitali possono ridurre anche quelli che in economia vengono chiamati shoe-leather costs: il tempo e lo sforzo impiegati per procurarsi, gestire e movimentare saldi monetari. Il concetto nasce nell’analisi dei costi dell’inflazione, ma descrive efficacemente anche molte inefficienze operative collegate alla gestione fisica del denaro.
Una moneta più semplice da trasferire potrebbe favorire transazioni più rapide, ridurre i tempi di attesa e rendere più fluida la circolazione monetaria. Non è possibile sostenere che l’abolizione del contante aumenterebbe automaticamente consumi o PIL, ma diminuire gli attriti dei pagamenti può rendere più efficiente il sistema degli scambi.
Questo vantaggio non implica però che i pagamenti digitali siano sempre meno costosi del contante. Come riportato dalla Banca Centrale Europea, il confronto dipende dall’importo, dalla frequenza delle operazioni, dalle commissioni applicate, dalle infrastrutture disponibili e dal grado di diffusione degli strumenti elettronici.
(anche qui le informazioni sono state prese dal documento della BCE che ho riportato nelle fonti in diverse parti, pag. 16-20, 28, 31)
Il precedente svedese
Nessun Paese dell’Eurozona ha finora abolito completamente banconote e monete. Il caso più avanzato in Europa è la Svezia, che non appartiene però all’Eurozona. Secondo la Riksbank, il mercato svedese dei pagamenti è ormai quasi interamente digitale: carte e applicazioni mobili rappresentano gli strumenti più utilizzati, mentre il ricorso al contante è diventato marginale.
Figura 2: metodo di pagamento usato nell’ultimo acquisto in negozio in Svezia, 2025
Fonte: Riksbank, Payments Report, 2026
L’esperienza svedese dimostra che una società quasi priva di contante è tecnicamente possibile e può rendere i pagamenti più rapidi e convenienti. Allo stesso tempo, mostra che la digitalizzazione può creare nuove forme di vulnerabilità, richiedendo quindi la necessità di garantire inclusione, sicurezza informatica e strumenti di emergenza in caso di blackout o indisponibilità delle reti.
Per questi motivi la stessa Riksbank non propone una completa scomparsa del contante, ma raccomanda alle famiglie di conservare una modesta riserva di contante per affrontare eventuali crisi.
L’euro digitale come infrastruttura pubblica
L’eliminazione del contante non dovrebbe tradursi nella consegna di tutti i pagamenti a banche, circuiti privati e piattaforme tecnologiche. Per questo la transizione dovrebbe essere accompagnata dall’euro digitale: una forma di moneta pubblica emessa dalla BCE, utilizzabile sia online che offline.
Nei pagamenti offline, il progetto mira a garantire un livello di riservatezza simile a quello del contante. L’euro digitale potrebbe così combinare l’efficienza dei pagamenti elettronici con alcune caratteristiche fondamentali della moneta fisica, come accessibilità, sicurezza e tutela della privacy.
La sua introduzione garantirebbe inoltre ai cittadini l’accesso a una forma digitale di moneta pubblica accettabile nell’area euro e ridurrebbe la dipendenza europea da infrastrutture di pagamento controllate esclusivamente da operatori privati.
La BCE punta a essere tecnicamente pronta per una possibile emissione nel 2029, qualora il regolamento europeo venga approvato nel 2026.
Proteggere la sovranità monetaria
Una società senza contante non può però tollerare che criptovalute private o strumenti opachi diventino il nuovo veicolo dell’economia sommersa. Per l’European Youth Think Tank, i mezzi di pagamento anonimi, non regolamentati e sottratti alla sovranità monetaria europea dovrebbero essere fortemente limitati, fino a vietarne l’impiego nei pagamenti ordinari.
La direzione deve essere chiara: meno contante, un euro digitale pubblico, pagamenti accessibili e tracciabili e nessuna sostituzione della moneta europea con criptovalute private. L’Eurozona possiede la dimensione economica e istituzionale necessaria per guidare questa trasformazione. Rinunciarvi significherebbe conservare inefficienze, opacità e spazi di illegalità che la tecnologia permette ormai di ridurre.
Autori:
Luigi Capoani è economista, ricercatore e docente di economia internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito il PhD in Economia all’Università di Salerno con un percorso in co-tutela internazionale con l’University of Birmingham.
È fondatore e presidente dell’European Youth Think Tank (EYTT), ente no profit e piattaforma indipendente che connette giovani ricercatori europei e promuove progetti interdisciplinari orientati alla pubblicazione scientifica internazionale. All’interno di EYTT coordina attività di ricerca interdisciplinare e sviluppo di progetti scientifici orientati all’innovazione e alla collaborazione internazionale tra giovani studiosi.
Viola Fini è analista presso l’European Youth Think Tank (EYTT), dove si occupa di finanza, macroeconomia, economia politica e questioni strategiche europee. I suoi interessi di ricerca comprendono la geopolitica, l’economia monetaria e il ruolo della finanza nei processi economici e politici internazionali.

