La sovranità passa anche dai pagamenti
Quando si discute di autonomia strategica europea, il pensiero corre immediatamente all’energia, ai semiconduttori, all’intelligenza artificiale o alla difesa. Esiste però un’infrastruttura altrettanto essenziale, spesso trascurata: quella dei pagamenti. Ogni giorno milioni di europei acquistano beni e servizi con una carta, uno smartphone o un wallet digitale, senza rendersi conto che gran parte di queste transazioni passa attraverso infrastrutture controllate da operatori extraeuropei.
Secondo la Banca Centrale Europea, i pagamenti con carta sono oggi il principale strumento di pagamento elettronico nell’Unione europea: nel 2023 sono stati effettuati circa 70 miliardi di pagamenti con carta, pari al 54% di tutte le transazioni non in contanti. Ancora più significativo è un altro dato: nel 2022 circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro è transitato attraverso circuiti internazionali, mentre tredici Paesi dell’Eurozona dipendono esclusivamente da tali operatori.
Un’Europa frammentata nei circuiti di pagamento
L’Europa non è completamente priva di circuiti propri. Esistono realtà consolidate come PagoBANCOMAT in Italia, Cartes Bancaires in Francia, girocard in Germania o Bancontact in Belgio. Questi sistemi, però, operano prevalentemente nei rispettivi mercati nazionali: quando un cittadino attraversa una frontiera o acquista online da un altro Paese europeo, nella maggior parte dei casi la transazione viene instradata attraverso Visa o Mastercard.
Per molti anni Maestro è stato percepito come un circuito ‘europeo’, ma apparteneva già a Mastercard: la sua sostituzione con Mastercard Debit non ha fatto che rendere esplicita una dipendenza che esisteva da tempo.
Dal contante ai pagamenti digitali
La questione assume un’importanza crescente perché il denaro sta cambiando forma. Il contante continua ad avere un ruolo fondamentale, ma la sua incidenza diminuisce progressivamente mentre aumentano i pagamenti digitali. Parallelamente, strumenti come PayPal, Apple Pay e Google Pay stanno diventando parte integrante della quotidianità dei consumatori europei — anch’essi, tuttavia, sviluppati e controllati da grandi imprese statunitensi.
Per decenni gli economisti hanno definito la moneta il “lubrificante” dell’economia. Oggi questa definizione dovrebbe essere estesa anche alle infrastrutture che permettono alla moneta di circolare. Possiamo immaginare la valuta come un treno: emetterla significa costruire il convoglio, ma i circuiti di pagamento rappresentano i binari su cui esso viaggia. Controllare quei binari significa controllare una parte fondamentale del funzionamento dell’economia.
Una questione anche geopolitica
Negli ultimi anni alcuni eventi hanno dimostrato quanto tali infrastrutture possano assumere anche una rilevanza geopolitica. Nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, Visa e Mastercard hanno sospeso le proprie operazioni in Russia, interrompendo la possibilità di utilizzare le carte russe all’estero e le carte straniere sul territorio russo. Pur trattandosi di una decisione adottata nel quadro delle sanzioni internazionali, quell’episodio ha mostrato come le reti di pagamento possano diventare strumenti di pressione geopolitica, e ha riacceso anche in Europa il dibattito sull’autonomia strategica.
Il ruolo dell’euro digitale
È in questo contesto che assume particolare rilevanza il progetto dell’euro digitale promosso dalla Banca Centrale Europea. L’euro digitale non dovrebbe essere interpretato semplicemente come una nuova forma di moneta elettronica, ma come uno strumento capace di rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti.
Una moneta digitale europea, tuttavia, rischierebbe di raggiungere solo parzialmente questo obiettivo se continuasse ad appoggiarsi prevalentemente a infrastrutture controllate da operatori esterni all’Unione. Parallelamente al progetto dell’euro digitale, l’Europa dovrebbe quindi sviluppare un vero circuito paneuropeo dei pagamenti. In questa direzione si colloca la European Payments Initiative (EPI), che attraverso il marchio Wero mira a costruire una soluzione europea per i pagamenti digitali: un passo importante, ma ancora lontano dal costituire un’infrastruttura continentale comparabile, per diffusione e interoperabilità, ai grandi circuiti internazionali.
Completare l’Unione monetaria
L’European Youth Think Tank ritiene che il completamento dell’Unione monetaria passi anche attraverso il completamento della sua infrastruttura dei pagamenti. Le commissioni applicate alle transazioni remunerano servizi reali e non costituiscono, di per sé, un problema: la riflessione riguarda piuttosto chi controlla la rete attraverso cui transitano miliardi di operazioni economiche, e chi beneficia del valore generato da tale infrastruttura.
Se l’Europa considera strategici l’energia, i dati, i semiconduttori o il cloud, dovrebbe riconoscere che anche i pagamenti rappresentano un’infrastruttura critica. Nel XXI secolo la sovranità monetaria non dipenderà soltanto dalla capacità di emettere una valuta, ma anche dalla possibilità di governare i canali attraverso cui quella valuta viene utilizzata ogni giorno. Un circuito europeo dei pagamenti non sarebbe semplicemente un progetto tecnologico, ma il naturale completamento dell’euro e un tassello fondamentale dell’autonomia strategica dell’Unione.
Autori:
Luigi Capoani è economista, ricercatore e docente di economia internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito il PhD in Economia all’Università di Salerno con un percorso in co-tutela internazionale con l’University of Birmingham.
È fondatore e presidente dell’European Youth Think Tank (EYTT), ente no profit e piattaforma indipendente che connette giovani ricercatori europei e promuove progetti interdisciplinari orientati alla pubblicazione scientifica internazionale. All’interno di EYTT coordina attività di ricerca interdisciplinare e sviluppo di progetti scientifici orientati all’innovazione e alla collaborazione internazionale tra giovani studiosi.
Linda Rotondo è analista presso lo European Youth Think Tank (EYTT) e si occupa di sicurezza internazionale, economia politica e questioni strategiche europee. I suoi interessi di ricerca includono geopolitica e governance internazionale, con particolare attenzione alle sfide emergenti per la sicurezza europea e all’impatto delle nuove tecnologie sugli equilibri strategici internazionali.

