Intervista a Paolo Fratter, Volto Simbolo di Sky Tg24: “Io Giornalista per Scelta”

Dapprima ad Antenna3 Nordest, nella redazione del telegiornale e successivamente conduttore del tg di Telealto Veneto, una carriera davanti alle telecamere. Trovi che ci sia una differenza sostanziale tra il giornalismo televisivo e il giornalismo di carta stampata?

La differenza sostanziale sta nei tempi. Il giornale ti dà spesso modo di riflettere, valutare, approfondire. Il giornalismo televisivo, invece, è scandito il più delle volte da ritmi forsennati che, se vogliamo, si esasperano ancor di più nei canali all news caratterizzati da lunghe dirette senza soluzione di continuità, in cui conta anche la velocità con cui proponi - dopo averli verificati - gli aggiornamenti. Certo, ad Antenna 3 e Telealto Veneto, la situazione era sicuramente meno complessa, ma una costante è rimasta: quel piacere di "giocare" con le immagini, altra prerogativa del giornalismo in tivù, integrandole con le parole, allora come oggi, per me, non si è mai attenuato.

Riferendoci alla domanda precedente: quale categoria rischia e si espone maggiormente?

I giornalisti televisivi sono spesso chiamati a svolgere il proprio lavoro in diretta, trasmissioni che per loro natura ti espongono inevitabilmente a qualche rischio in più: se dici una sciocchezza durante un collegamento live, non esiste il tasto "canc". Dopo averla pronunciata, devi essere preparato a pagarne le conseguenze. I giornali, in questo, sono più indulgenti: ti danno l'opportunità e il tempo di correggerti,  almeno finché non vai in stampa. Un altro aspetto riguarda il numero di persone cui ti rivolgi: più è grande, più è pesante il prezzo da pagare per un eventuale errore. Sappiamo che raramente, purtroppo, i lettori superano i telespettatori.

Ai ragazzi che vorrebbero intraprendere la carriera giornalistica consigli una costosa ma sicura scuola di giornalismo o un difficile praticantato?

Io mi sono fatto le ossa con la cronaca, per anni, ad Antenna 3. Un periodo bello professionalmente, estremamente formativo, molto faticoso e certamente poco gratificante sul piano economico, ma che non cambierei con nient'altro. Ho vissuto questa esperienza e non un'altra. Quindi faccio fatica a dire cosa sia consigliabile: il mio parere è per forza di cose condizionato. Al di là di questo, posso dire, però, che ho sempre pensato alle scuole di giornalismo come discriminatorie per i loro costi eccessivi. Di fatto, possono accedervi, nella stragrande maggioranza dei casi, solo studenti privilegiati provenienti da famiglie sufficientemente benestanti da potersi permettere  una retta da 15-20 mila euro all'anno. Non per tutte le tasche. L'ho sempre avvertita come una cosa fortemente iniqua.

Se non fossi giornalista, oggi chi sarebbe Paolo Fratter?

Questa è marzulliana! Sarei senza dubbio un autore di biglietti di biscotti della fortuna. E' da sempre il mio piano B.