Ecco Perchè la Penisola del Sinai è Così Pericolosa

Politica

La stabilità nel Sinai è ovviamente una priorità fondamentale per l'Egitto. La premessa del regno di al-Sisi era la promessa, fatta ai cittadini, di fermare i terroristi e garantire la stabilità all'interno del paese. Ma da quando è salito al potere, l'Egitto ha subito numerosi attacchi, non solo nel Sinai, ma anche al Cairo e in un tentativo di attacco a Luxor. Questi incidenti hanno danneggiato ulteriormente l’industria del turismo in Egitto, già in difficoltà, e dal 2011 hanno portato a un calo dei ricavi dai siti archeologici del 95%.

L'instabilità generale dell’Egitto e, in particolare quella del Sinai, è anche una delle maggiori preoccupazioni per Israele.
La lotta al terrorismo e la cooperazione a livello di intelligence fra i due Stati è forte, con Israele che continua ad aiutare la campagna egiziana del Sinai e garantisce la propria presenza: in sostanza dominano ancora gli accordi di Camp David del 1979. Ma il rapporto è rischioso per entrambi gli Stati: la collaborazione con Israele è impopolare in Egitto e può essere facilmente trasformata per la propaganda dei gruppi estremisti. Israele deve fare i conti con un confine instabile mentre attende che le forze egiziane stabilizzino la penisola.

Israele a parte, il Sinai è anche la chiave per la stabilità dell’intera regione. Situato nella posizione strategica ai margini del Levante, nel Golfo, e nel Nord Africa, la sua posizione renderebbe quell'area ideale per la circolazione dei gruppi militanti e del contrabbando di armi, diventando così una minaccia per la stabilità di tutto il Medio Oriente.

Non vi è alcun modo per uscire velocemente dalla situazione, dato che è proprio la politica adottata del governo egiziano in risposta alla attività degli insorti che è stata inefficace. Gruppi come quelli presenti nella Provincia di Sinai stanno approfittando delle rimostranze politiche ed economiche esacerbate a lungo termine dal governo di al-Sisi per far sì che gli arresti di massa, le condanne a morte, e le operazioni militari da parte dello Stato egiziano contro tutti gli islamisti alimentino maggiormente gli sforzi jihadisti.

Naturalmente, la maggior parte degli abitanti del Sinai non supportano attivamente la Provincia o qualsiasi altro gruppo jihadista. Si stima che la stessa Provincia di Sinai abbia soltanto tra i 1000 e i 1500 membri attivi. Ma in assenza di una sicura leadership locale o di uno sviluppo economico, per questi gruppi non risulta difficile ottenere un punto d'appoggio.

L’Egitto ha l’urgente bisogno di smettere di concentrarsi sulla repressione militare a breve termine e deve invece elaborare adeguate strategie sociali, politiche ed economiche di lungo termine. In caso contrario, una situazione già 'infetta' come questa potrebbe diventare uno dei più grandi problemi cronici del Medio Oriente.