Possiamo Vivere Senza il Gas Russo?

Il pericolo è già stato fiutato da alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, in particolare dalla Polonia, che sta trainando la difficile ripresa europea, e dalla Lituania, che nell’UE ci è appena entrata. Stati ancora emergenti che, dopo mezzo secolo di dominio comunista, conoscono bene il carattere bizzoso del potente vicino russo. Ricorda Lorenzo Colantoni su Limes come, nel corso di una disputa politica con l’Ucraina, nel 2006 e nel 2009 il Cremlino chiuse il rubinetto del gas per oltre il 70% delle loro forniture a Grecia e Repubblica Ceca, mentre Bulgaria e Slovacchia furono costrette a chiudere importanti distretti industriali e decretare lo stato d’emergenza nazionale.

Grazie ai generosi finanziamenti della Commissione Europea, Polonia e Lituania hanno risposto alla pressione russa inaugurando la costruzione di rigassificatori. Sono stati così aperti 2 terminal per il gas naturale liquefatto, rispettivamente nei porti di Swinoujscie e Klaipeda, dai quali le due nazioni baltiche possono ricevere gas da navi metaniere provenienti da ogni angolo del globo. Davanti alla prospettiva di un forte aumento dell’export dall’Africa e dell’inizio di quella dello shale gas americano, la tecnologia LNG infatti sembra rappresentare l’unica alternativa credibile allo strapotere di Gazprom, recentemente posta sotto accusa dalla Commissione Europea per aver ostacolato la libera concorrenza nel settore europeo dell’energia. E se a Klaipeda sta per essere inaugurata la prima nave gasiera, non a caso chiamata "Independence", Varsavia nel lontano 2009 aveva già stipulato un contratto ventennale col Qatar, fornitore del 45% del gas naturale liquefatto europeo. Guardando indietro Tomasz Kasowicz, consulente energetico presso la banca polacca Zachodni descrive l’LNG come una soluzione costosissima: 600 dollari per 1000 metri cubici contro i 400 di Gazprom.