Giudici e Valutazioni Aziendali

Qualsiasi misurazione del genere è infatti necessariamente inficiata da fortissima soggettività, derivante dalla impossibilità di misurare gli elementi che concorrono alla formazione del valore e di trasferirli poi in un modello matematico, che sarebbe talmente complesso e di gestione discrezionale al punto da essere affetto a sua volta da elevatissima soggettività. Un esempio fra i tanti possibili:

in un qualsiasi trimestre, dopo l’ ipotetica pubblicazione di un bilancio che presenti utili pari alla metà del previsto, o dopo la pubblicazione di un comunicato in cui si annunci una perdita imprevista o una rettifica delle previsioni di budget, bisognerebbe essere in grado di misurare:

. quanti analisti modificano le proprie previsioni e di quanto;

. quanti investitori decidono di vendere e quando, e che effetto questa scelta può avere sul prezzo;

. quanti investitori decidono di comprare dopo che il prezzo è sceso e che effetto ha sul prezzo;

. quanti di questi investitori decidono di vendere o comprare influenzati anche da altri motivi, ad esempio, attese sul settore o motivi macroeconomici;

.quanto l’effetto sul reddito dell’anno influenza anche le attese sugli anni successivi e per quanti analisti o investitori e in che misura, etc.

Per il numero delle variabili in gioco, è praticamente impossibile effettuare queste misurazioni sulla base di un modello matematico causale collaudato empiricamente. Ciò comporta la sostanziale inapplicabilità della “controfattualità” in economia in generale, e di conseguenza ancor più nella valutazione di titoli quotati in particolare.

La dottrina valutativa ha da tempo risolto questi dubbi accettando l’assunto che il mercato fa il prezzo, che quel prezzo è verità oggettiva, derivante da un mix non misurabile di fattori, e che quel prezzo è molto frequentemente slegato dai fondamentali e non razionalizzabile con i dati di bilancio se non con forzature.