Rapimenti Internazionali, Riscatto o Linea Dura?

Quando le richieste economiche vengono valutate eccessive o il Paese di appartenenza dell’ostaggio mostra una certa fermezza nel non voler cedere alle minacce dei rapitori, una delle piste percorribili è quella militare. E' proprio quello che è successo nel caso del rapimento di Foley.

Fonti vicine alla famiglia dell’ostaggio hanno riferito che i sequestratori del giornalista americano avevano chiesto 100 milioni di dollari per il rilascio. Richieste che sono cadute nel vuoto di fronte al rigore americano nel non trattare con i terroristi.

L’unica soluzione percorribile è diventata così l’azione militare: un’operazione, lasciata nelle mani dei reparti speciali Delta Force e Navy Seal, che però è fallita a causa della pesante resistenza incontrata sul posto e che ha permesso ai militari americani di giungere sul luogo dove gli ostaggi erano tenuti prigionieri solo due o tre giorni dopo il loro spostamento verso un altro nascondiglio.

Che anche l’intransigenza americana vacilli di fronte al rischio di perdere vite umane lo dimostrano i fatti avvenuti lo scorso maggio, quando gli Stati Uniti hanno avviato una trattativa con i talebani per il rilascio di Bowe Bergdahl, un soldato americano rapito in Afghanistan cinque anni fa. Per riportare il militare a casa, infatti, alla soluzione economica è stato preferito lo scambio di ostaggi, con la scarcerazione di cinque afghani detenuti nella prigione americana di Guantanamo.  In conclusione, possiamo constatare come le recenti cronache internazionali ci insegnino che non c’è una scelta migliore di un’altra.

Se da un lato, l’adozione di una strategia che si opponga a qualunque tipo di negoziato economico con i terroristi sembra l’unica soluzione possibile per veder scemare questa terribile ondata di rapimenti, dall’altro gli avvenimenti ci insegnano che rimanere inermi di fronte al rischio di veder ucciso un proprio concittadino, pur di non versare cifre che di fronte alla morte diventano irrisorie, non è facile neppure per le più grandi potenze mondiali.