Regalo di Natale Anticipato per le Banche Nazionali

Le domande che non hanno ancora trovato risposta sono molte: quale è il valore del patrimonio di Banca d’Italia? A quale prezzo si può valorizzare, quindi anche vendere, la partecipazione? A chi si può vendere la partecipazione? In caso di “ri-valutazione” delle quote in Banca d’Italia, quale è il trattamento contabile e fiscale per le banche azioniste? Come verrà trattata la “ri-valutazione” ai fini della “Asset Quality Review” della BCE? Queste domande, semplici nella formulazione, sono assai complesse nella risposta, e vediamone la ragione.

Il patrimonio della banca centrale è di 36,7 miliardi di euro, inclusi i fondi rischi generali; a normativa attuale, non corre l’obbligo per le banche azioniste di allineare il valore della quota posseduta al valore del patrimonio della banca centrale; alcune banche adottano il criterio del costo storico, altre hanno adeguato il valore della partecipazione negli anni; tali singoli valori rappresentano quindi la base su cui calcolare la (eventuale) plusvalenza da rivalutazione, su cui dovrebbe applicarsi (condizionale d’obbligo) una tassazione ad una aliquota ancora da definire dal Governo. La fissazione di tale aliquota è elemento non secondario di valutazione dell’intera operazione. Sempre che si arrivi ad una tassazione (vedi, infra).

Trattandosi di partecipazione in una banca centrale, non quotata e soggetta a restrizioni nella circolazione delle sue azioni, una trattativa per la cessione di una sua quota deve essere “benedetta” da Via Nazionale e soggetta alle sue indicazioni; “contendibilità” e “liquidità” dello strumento sono quindi modeste e soggette a molteplici vincoli. La “ri-valutazione” del patrimonio di B d’Italia è indicata, secondo fonti attendibili (Il Sole24Ore, 31.10.2013), in 7 miliardi, con un gettito fiscale atteso di 1 miliardo (vedi, infra). La “rivalutazione” potrebbe essere ben superiore, se si facesse ulteriore riferimento ad una eventuale maggior valutazione dell’oro depositato nel caveau di Banca d’Italia (che è pari a 79 milioni di once, al valore di 1.150 euro ad oncia, circa 90,8 miliardi di euro).