Rivoluzione negli Atenei: Il Pluralismo Nello Studio Dell’Economia (Teorico, Metodologico e Interdisciplinare)

Non avranno la verve delle rivolte parigine nel '68, ma questo movimento studentesco dissidente, è già composto da 42 associazioni di studenti provenienti da almeno 20 paesi diversi, e si sta espandendo in tutti i principali atenei da New York, a Londra, fino Roma e Tel Aviv.

L’ISIPE avanza l’idea che la riconsiderazione della metodologia di studio delle scienze economiche debba necessariamente collidere con tre forme di pluralismo.

Il pluralismo teorico, che permetta una formazione economica omnicomprensiva attraverso la promozione di un insegnamento bilanciato tra le varie prospettive teoriche, “da l’approccio neoclassico, fino a quelle tradizioni largamente escluse come quella classica, post-keynesiana, istituzionale, ambientalista, femminista, marxista e austriaca”, spiega nel proprio Manifesto il gruppo “Rethinking Economics Italia”, facente parte del progetto ISIPE.

Il pluralismo metodologico, che fornisca un “ampio ed eterogeneo insieme di strumenti nell’analisi delle questioni economiche”, senza dover necessariamente abbandonare il rigore analitico-matematico e quantitativo-statistico. “Troppo spesso”, proseguono i membri di REI, “gli studenti acquisiscono acriticamente le suddette competenze ‘tecniche’ evitando le più elementari riflessioni epistemologiche: come e perché tali strumenti vadano utilizzati, la neutralità delle assunzioni e l’applicabilità dei risultati.”

Ed infine, il pluralismo interdisciplinare, per integrare lo studio dell’economia con quello di altre scienze sociali ed umanistiche. “Così come le politiche economiche non prescindono dalle lezioni derivanti dalla politica, dall’etica, dalla psicologia, dalla storia, dalla sociologia e dall’ecologia, nemmeno l’insegnamento dell’economia dovrebbe prescindere da questi stessi ambiti.”

piketty thomas