Soldi o Salute? Il Dilemma della Finanza

Uno di questi, pubblicato dalla University of Southern California, ha testimoniato come negli States un giovane che si affacci nel mondo della finanza arrivi a superare spesso le 90 ore di lavoro a settimana. Mentre, spinti dall’entusiasmo e dai sogni di una ricca carriera, i sacrifici all’inizio riescono ad essere sopportati, entro il quarto anno molti cominciano a sviluppare  dipendenze e allergie a varie sostanze e vengono diagnosticati con malattie come il morbo di Crohn, disordini della tiroide,  depressione e altre patologie psicologiche stress lavoro-correlate. Poche ore di sonno e pressione costante, spesso non supportate da una sana alimentazione e attività fisica, sono le cause fisiologiche principali.

A queste vanno aggiunte le difficoltà create dalla crisi economica, sia da un punto di vista di insicurezza sulla stabilità del proprio posto di lavoro, sia da un punto di vista di immagine, con una opinione pubblica sempre più ostile e che individua nel settore finanziario la responsabilità della situazione economica attuale. Inoltre la tendenza ai licenziamenti negli ultimi anni ha modificato notevolmente in maniera negativa il rapporto personale/lavoro.

Le prospettive, poi, per quelli che riescono a perseverare dopo i primi anni, non sono delle più rilassanti. Una indagine statistica di salaryexplorer.com sugli impiegati nel settore del banking in tutto il mondo mette in luce la situazione, classificando questo settore come uno dei più stressanti in assoluto in cui lavorare. In una scala da 1 a 5, dove 1 è il valore massimo di stress, i lavoratori che hanno risposto al test identificano un valore medio di 2,35, che si alza per le donne (2,15) e per chi lavora nel settore di prestiti (2,15) e dei mutui (2). Un lavoro, insomma, che richiede delle capacità mentali, di concentrazione e di sopportazione dello stress non comuni.