Prometis: Tesla, il Nuovo Gigante della Silicon Valley

L’ approccio di Tesla al business automobilistico ha molti degli elementi delle aziende HiTech californiane, rivelandosi anni luce davanti al business model delle big three di Detroit. Tesla ha sempre posto la cooperazione tra imprese e sviluppatori come fondamento dell'evoluzione della nuova tecnologia elettrica. Quando nel 2008, nel pieno del crollo delle vendite automobilistiche, General Motors e Chrysler vennero salvate dal governo americano, Tesla colse l’occasione di comprare a prezzo di saldo l’impianto Numni in California. Insieme acquistò le attrezzature e i macchinari in via di dismissione della morente industria di Detroit. Tesla seppe attrarre designer, progettisti e tecnici che, in fuga dalle grandi e consolidate corporation, si impegnarono a fondare l’ automobilismo del nuovo millennio.

Il potenziale della società viene notato da Toyota, Daimler e Panasonic che, in tempi e modalità differenti, decidono di investire nella Tesla con cui sviluppano una forte partnership: le prime due per la produzione di veicoli elettrici a marchio proprio ma con tecnologia Tesla, la terza per la fornitura di batterie. La strategia di Tesla venne resa pubblica fin dall’inizio. Prende spunto dalla legge di Moore, si richiama alle società tech che affrontano il mercato con sempre nuove tecnologie e comprende tre passaggi. Il primo consiste nella produzione di un prodotto di nicchia di prezzo elevato e indirizzato ai consumatori first mover; la seconda mossa è un prodotto di alta fascia e per una clientela più ampia ma sempre facoltosa; il terzo passo è invece un’apertura al mercato di massa, con prezzi contenuti e alti volumi di vendita. Ogni passaggio prepara e sviluppa il successivo, creando un prodotto sempre più adatto al consumatore medio, con costi sempre inferiori e tecnologia via via migliore.