Tre Nomi per un Nobel: Fama, Schiller e Hansen

Fama (insieme al suo collega French), a inizio anni Novanta, espanse questo modello aggiungendo altri due fattori, uno che dipende dalla differenza tra un portfolio composto da "small caps" e uno composto da "big caps" (Small Minus Big, SMB). Le small caps sembrano essere più rischiose e quindi richiedono un premio di rischio più alto rispetto alle big caps. Il secondo fattore è invece composto dalla differenza tra un portfolio composto da compagnie con un alto ratio del valore dell’equity riportato a bilancio sulla capitalizzazione di mercato e invece compagnie con un basso ratio (HML, High Minus Low). Le compagnie con un ratio alto tendono a dare più ritorni, perché più rischiose, rispetto a compagnie con un ratio basso. Entrambi questi ratio sono poi moltiplicati per i rispettivi coefficienti di sensibilità del rischio Beta.

Hansen indagò meglio queste relazioni, introducendo condizioni di razionalità ed elementi di “behavioral finance” e teorizzando come l’incertezza degli investitori sia legata al variare del valore dei prezzi degli asset nel lungo termine.

Shiller dimostrò l’esistenza di un rapporto tra il ritorno di un titolo azionario e il rapporto tra il prezzo e il dividendo di un'azione e come questo andamento tenda a tornare alla media nel lungo periodo. Di conseguenza, sotto determinate condizioni, è possibile nel lungo periodo prevedere l’andamento dei mercati finanziari. Difatti, se troppo lontani dalla media, si dovranno ribilanciare avendo un crollo (in caso siano troppo alti) o avendo un boom (in caso siano troppo bassi).