Turchia, la Dittatura 2.0 di Erdogan

“E’ l’ennesima forma di censura, un duro colpo alla libertà di espressione. Se la Corte dovesse creare un precedente, presto tutti gli account che parlano del governo potrebbero essere chiusi. Cercano di farmi tacere” ha affermato Sagir. Twitter, dal canto suo, ha presentato un reclamo presso il tribunale turco per una sospetta violazione della libertà di stampa, diritto fondamentale difeso dalla costituzione, ma il 17 Ottobre scorso la sentenza: appello negato dal tribunale (lo stesso, per intenderci, che aveva emanato la sentenza e che era stato istituito ad hoc da Erdogan qualche mese prima) e profilo chiuso definitivamente.

Il partito AK, sotto indicazioni del ministro della comunicazione Elvan, intanto, ha assunto 12000 persone, che andranno a far parte dell’ “esercito social media”, un organo alle dipendenze dirette del presidente, volto a proteggere e ripulire dalle accuse dei social la reputazione di Erdogan e del suo lavoro.

Una situazione allarmante, che ha attirato subito l’attenzione degli organi competenti e che ha portato la Freedom House a mettere in discussione il regime di semi-libertà in cui era stata riconosciuta la stampa nazionale. E’ la dittatura 2.0 di Recep Erdogan.