Un Liceo Italiano tra MIT e NASA

La cosa che ci ha stupito è stato proprio come studenti di un liceo, dediti allo studio della teoria più che all'applicazione pratica dell'ingegneria e dell'informatica fossero riusciti a muoversi così agilmente in un panorama come quello della robotica.

Il dettaglio che ha reso ciò possibile è l'organizzazione che il MIT ha dato all'attività: non basta infatti sapere programmare, ma bisogna saper prendere tutta una serie di decisioni e scegliere momento per momento cosa fare e come farlo. Attraverso un portale IDE vi è infatti la possibilità di programmare senza “scrivere” il codice di programmazione vero e proprio: quando un giocatore ha compiuto le sue decisioni, può fare le prove del programma ideato e verificare la bontà delle sue scelte grazie ad un simulatore usato anche dagli astronauti.

Quanto è stata rilevante la preparazione scolastica dei ragazzi per la realizzazione finale di questi algoritmi? Zero Robotics è stato un progetto "fatto e finito in classe" o che esce dalle mura scolastiche?

L’aspetto tecnico della gara è legato alla matematica, alla fisica e all’informatica. Di queste tre componenti l'informatica è la più rilevante, ma come potete immaginare nulla di ciò che ci è servito fa parte del nostro curriculum: è stata tutta farina del sacco degli studenti. Il fatto che al liceo scientifico si affrontino le materie da un punto di vista più teorico ed ampio, facendo anche lezioni di filosofia, latino ed italiano, secondo me permette ai ragazzi di affrontare in modo intelligente e dinamico i problemi che hanno sotto il naso tutti i giorni.