Vivere Sotto i Ponti: da Incubo a Sogno

Da una parte consentirebbe di gestire in modo migliore lo spazio in aree sovrappopolate, svolgendo la medesima funzione dei grattacieli. Un miglioramento dello spazio quantitativo e anche qualitativo, perché consentirebbe di recuperare infrastrutture che spesso deturpano il paesaggio (si pensi al caso italiano) integrando genialità umana e bellezza della natura circostante. Un ponte si trasformerebbe da un ammasso di cemento a un centro eco-compatibile tecnologicamente all'avanguardia, abitato da persone che hanno direttamente a cuore la conservazione del proprio spazio vitale, cioè della natura circostante. Sotto un altro punto di vista potrebbe generare un afflusso di investimenti dal settore privato e dall'estero in grado di finanziare la conclusione della costruzione dell' A3 e rilanciare l'economia di più regioni grazie alle nuove attività commerciali nate all'ombra dei viadotti.

Infine bisogna considerare anche la credibilità che l'Italia tornerebbe ad acquisire, risolvendo un proprio problema storico in modo originale e innovativo. Il principale punto critico che mina l'idea è la necessità di un investimento iniziale da parte del settore pubblico che sia in grado di mostrare come il progetto possa essere effettivamente implementato con esiti positivi.