Waterworld: le Piattaforme Petrolifere Diventano Città

La base di questi nuovi esperimenti è il crescente interesse per la riqualificazione delle piattaforme petrolifere di estrazione in mezzo al mare, evitando così il loro completo abbandono dovuto alla quantità limitata dei giacimenti, partendo dal considerevole vantaggio della loro già autosufficienza. Una riqualificazione simbolica anche da un punto di vista energetico, dagli idrocarburi alle energie rinnovabili, soprattutto pannelli solari e turbine per l’energia eolica. Inoltre la creazione di una comunità in mezzo al mare può essere un’ottima base oltre che per la ricerca tecnologica, anche per quella scientifica, nei campi della biologia marina, ma anche della sociologia e dell’antropologia.

L’ambizioso progetto sembra avere avuto un avvio decisivo in Malesia con gli architetti Ku Yee Kee e Hor Sue-Wern, che hanno già esposto le loro idee alla Finale dello Skyscraper Competition 2011. Ma studi analoghi si stanno sviluppando anche negli Stati Uniti dove l’agenzia Morris Architects sembra avere già le idee chiare: “ci sono approssimativamente 4.000 trivelle per l’estrazione del petrolio nel Golfo del Messico di diverse dimensioni, profondità e mobilità che verranno messe fuori servizio nei prossimi 100 anni. Se il ponte di una di queste piattaforme è circa 2.000 m², c’è potenzialmente 7.5 milioni di m² di spazio riqualificabile attorno le coste degli Stati Uniti. Oggi si pensa di rimuovere le piattaforme facendole esplodere, ma ciò costerebbe milioni di dollari e porterebbe ad un danno ecologico consistente. Cosa accadrebbe se queste piattaforme venissero convertite in hotel di lusso? Forse il Golfo del Messico potrebbe diventare la Dubai statunitense”.