Dalla Città di Pesaro all’Esordio con LaVerdi: Eugenio Della Chiara si Racconta

Ci hanno rivelato che provieni da una famiglia legata al mondo dell’imprenditoria, si può definire la tua carriera basata sull’imprenditoria musicale?

“Credo che l’imprenditoria, intesa nel senso più nobile del termine, e la musica siano accomunate dal fatto di rispondere entrambe a delle necessità rispettivamente materiali e spirituali; provo a portare avanti questo paragone: può capitare, sia alla musica sia all’imprenditoria, di cedere alle degenerazioni del capitalismo estremo, per cui i beni non vengono più prodotti per far fronte ad un’effettiva domanda, ma al solo scopo di saturare il mercato. L’attuale panorama della musica classica è un buon esempio di questa situazione: basta pensare ai fenomeni crossover capaci di invadere i negozi di dischi, ma incapaci di mettere in campo una proposta culturale autentica. Per questo motivo credo che la prima forma di imprenditoria musicale risieda nella cura di aver sempre qualcosa di importante da condividere con chi vorrà ascoltarmi, in concerto, in Cd o su Youtube: l’aspetto auto-promozionale nasce esclusivamente come conseguenza di un contenuto forte”.

Guardandoti durante le performance quello che traspare è l’assoluta padronanza dello strumento gestito come se fosse un’estensione del tuo corpo: quanto lavoro e quante rinunce conservi dietro le quinte?

“La padronanza dello strumento è una conquista continua, secondo me è impossibile arrivare a un punto in cui poter dire: ce l’ho fatta!; da parte mia sento il bisogno di coltivare una vera e propria intimità con la chitarra, come se fosse una persona in carne ed ossa: arrivare ad una perfetta intesa con lei è fondamentale, perché insieme siamo il mezzo attraverso cui i compositori di ogni epoca possono comunicare con il pubblico. La chitarra è uno strumento che viene fisicamente abbracciato da chi la suona, non può essere trattata come un attrezzo ginnico! A volte può essere necessario suonare con impeto, con passione, ma mai con violenza: la natura della chitarra è quella di cantare dolcemente, come scrive Garcia Lorca. La costruzione dell’intimità con lo strumento è un lavoro quotidiano che richiede delle rinunce, ma nel tempo ho imparato a studiare molto più per me che in vista di tutti gli impegni, in modo da poter godere di ciò che faccio a prescindere da ogni esito pubblico”.

Hai progetti e desideri per il futuro?

“Il mio desiderio più grande è continuare a fare tutto ciò che sto facendo con un’intensità sempre maggiore. Quest’anno ho debuttato per laVerdi, presentando tra i vari brani in programma un nuovo pezzo dedicatomi da Carlo Galante; presto suonerò a Vienna e in questi giorni sta uscendo per i tipi di UtOrpheus un’antologia da me curata con musiche di autori contemporanei composte in omaggio a Rossini. In più, quest’estate, Pesaro – la mia città – vedrà nascere Music Notes, una stagione di sei concerti che ho organizzato in veste di direttore artistico e a cui prenderò parte accanto a grandissimi musicisti come Luisa Prandina, Piercarlo Sacco, Aya Shimura e Paolo Marzocchi. Spero che tutto questo sia solo l’inizio di una bellissima storia”.