La crescita dell’e-commerce è inarrestabile e richiede una riorganizzazione da parte delle aziende coinvolte


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Chi pensava che l’improvviso aumento degli acquisti online di quest’anno fosse dovuto solo al lockdown di questa primavera, e che sarebbe tutto tornato alla normalità nel mondo dell’e-commerce una volta superata l’emergenza, dovrà ricredersi. Infatti, da un lato, la crescita esponenziale degli acquisti è stata una conseguenza dell’impatto della pandemia, ma dall’altro, è ormai chiaro che il cambiamento innescato è destinato a durare ben oltre. Lo confermano i dati finora disponibili.

Come avevamo previsto nei mesi di confinamento, la crescita esponenziale ha subito un naturale rallentamento e i volumi d’acquisto si sono prima stabilizzati e poi sono diminuiti, ma la curva in salita resta comunque costante. Come mai?

Chi prova l’e-commerce poi continua a usarlo

Il fattore più significativo di quest’anno è l’aumento della base utenti. Non potendo uscire di casa, anche i più scettici si sono convinti a fare acquisti online. E dopo il confinamento, hanno iniziato a utilizzare entrambi i canali: in parte sono tornati a quello fisico del negozio, ma in parte hanno continuato a usare quello digitale dell’e-commerce. Insomma, molti dei “nuovi utenti” sono rimasti fedeli agli acquisti online, perché dopo aver sperimentato il canale si sono resi conto del saving in termini di risparmio di tempo e si sono convinti che per determinate categorie merceologiche l’acquistare tramite e-commerce non influisce in maniera negativa sull’esperienza d’acquisto (al contrario, è un’esperienza positiva). Quindi, una volta infranta la barriera della fiducia nel concedere i propri dati personali e quelli legati agli strumenti di pagamento, risulta confortevole continuare ad utilizzarlo. Oltre a ciò, anche il fatto che il problema Covid non sia sparito contribuisce a mantenere attivo il canale online nella quotidianità di molti neo-utenti.

Secondo il Centre for Retail Research (CRR) di Savills, in Italia, le vendite tramite canali digitali sono passate dal rappresentare il 3,7% del totale nel 2019 al 6% nel 2020. La normalizzazione dei modelli di consumo, con la riapertura dei negozi, provocherà nel prossimo anno una leggera contrazione della crescita, comunque sensibile, con una previsione del 5,8% nel 2021. Una parte della spesa dei consumatori tornerà nei negozi, ma c’è stato un vero e proprio cambiamento nella quantità di consumatori che ora fanno acquisti online ed è probabile che l’andamento continuerà in questa direzione.

Nella valutazione è poi necessario includere un’ulteriore variabile che è rappresentata dalla chiusura dei negozianti messi definitivamente in ginocchio dalla seconda ondata di Covid. È plausibile pensare che una parte di utenti si dovrà necessariamente riversare sull’e-commerce anche nel medio periodo, dato che l’offerta del numero dei retail presenti sul mercato, alla fine di questa seconda ondata, vedrà una nuova e più sensibile contrazione.

Il consolidamento dell’e-commerce è globale

Sempre secondo le analisi di Savills, nel mondo “l’effetto Covid” è destinato ad anticipare di un anno la penetrazione dell’e-commerce, raggiungendo il 15,3% delle vendite complessive entro il 2021. In generale, secondo i dati più recenti raccolti dal Politecnico di Milano insieme a Netcomm, quest’anno l’e-commerce ha subito una forte crescita nonostante la drammatica frenata degli acquisti di servizi (-47%, in particolare a soffrire maggiormente sono i settori del turismo e dei trasporti), controbilanciata però da un importante aumento delle vendite di prodotto – specialmente di informatica ed elettronica e del settore food&grocery.

Ad esempio, un’azienda come Logitech, leader di mercato nella produzione e vendita di mouse, tastiere, webcam e articoli analoghi, tra luglio e settembre ha visto il fatturato trimestrale salire per la prima volta oltre il miliardo di dollari. In particolare, i ricavi delle periferiche di gioco sono cresciuti dell’85% raggiungendo i 300 milioni di dollari. Le vendite di webcam ammontano a 201,6 milioni di dollari con un incremento record del 256% in confronto al 2019, mentre i servizi di videoconferenza sono aumentati del 164% arrivando a 236,7 milioni di dollari. La forte crescita è stata determinata dalla maggiore domanda di prodotti per effettuare videochiamate e dall’esigenza delle aziende di rinnovare gli uffici per ottemperare alle restrizioni di distanziamento.

In valore assoluto, sono tre i comparti che contribuiscono maggiormente alla crescita: dei 5,5 miliardi di euro di incremento totale, 1,1 miliardi sono realizzati dal food&grocery, 1 miliardo dall’informatica ed elettronica di consumo e 700 milioni dall’abbigliamento.

Con riferimento ai comparti emergenti, registrano ottimi risultati, con ritmi di crescita molto alti, proprio il food&grocery che genera 2,7 miliardi di euro (+70% rispetto al 2019) e l’arredamento e home living con 2,4 miliardi (+32%).

Si parla di un processo globale: entro la fine del 2020, il valore degli acquisti online di prodotto dovrebbe raggiungere i 2.600 miliardi di euro nel mondo (+16% circa rispetto al 2019), consolidando di fatto la presenza e il ruolo dell’e-commerce.

Retailer e player della logistica, è il momento di strutturarsi

Il calo di vendite rispetto al lockdown è reale, ma d’altra parte ci aspettiamo uno nuovo picco a Natale, da sempre il momento forte per eccellenza. In generale, dopo quest’anno è chiaro che dovremo prepararci a un andamento altalenante. Già ora, con la crescita del numero dei contagi di queste ultime settimane, ci possiamo aspettare un surplus di picco, dato dalla seconda ondata, che andrà a sommarsi al tradizionale picco natalizio, dando vita a un incremento delle vendite mai visto prima.

E allora ecco che è importante essere preparati. Questo nuovo andamento richiederà un ripensamento completo da parte dei retailer per quanto riguarda offerta ed experience, luoghi di stoccaggio, capacità di consegna e servizi logistici. Ci aspettiamo che questa nuova era dell’e-commerce guidi, ad esempio, la domanda di spazi logistici a livello europeo. In Italia, già nel primo semestre del 2020, gli investimenti nel settore della logistica ammontavano a circa 290 milioni di euro, in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2019 (+88%), e si prevedeva un andamento simile anche per la seconda metà dell’anno (dati Savills). E oggi più che mai, per le aziende di logistica, è il momento di strutturarsi, per poter davvero cavalcare l’onda dei picchi di richieste dei prossimi mesi.

Cosa dovranno fare quindi i player della logistica? Dovranno investire in strumenti e tecnologia; aumentare i servizi per rispondere alle esigenze nuove degli utenti (in particolare considerando che uno dei settori cresciuti di più è quello food&grocery, bisognerà aumentare le offerte di servizi Now Same Day); potenziare i servizi di consegna, per poterli garantire anche nei momenti di maggiore richiesta.

I temi su cui bisognerà concentrarsi maggiormente sono l’adozione di nuove tecnologie e strumentazioni che aiutino nella gestione di volumi importanti, e le consegne Same Day. Questo perché solo implementando soluzioni di automatismo la gestione potrà diventare più flessibile e in grado di sopportare (e supportare) gli alti volumi di richiesta.

A cura di Federico Pozzi Chiesa, Founder di Supernova Hub e AD di Italmondo