Si chiama CL1 ed è il primo computer alimentato a cellule viventi. Un’incredibile innovazione che apre un ventaglio di future opzioni tecnologiche in ambito sostenibile.
Hardwer in silicio e cellule cerebrali umane coltivate presso i centri di ricerca: è questa la “secret sauce” del Cortical Labs, CL1. Una struttura che nasconde qualcosa di più, qualcosa di molto importante: la creazione di una rete neurale biologica funzionale con un numero sufficiente di cellule al fine di simulare l’intelligenza. È la ratio di Cortical Labs quella del Prodotto minimo vitale (MVP), secondo il quale le principali funzionalità dovranno risolvere i problemi tout court. Quali problemi? Si è parlato molto dell’ambito sanitario: scoperta di farmaci, diagnostica anticipata di malattie neurologiche e tanto altro riguardante la salute.
C’è molta scienza e biologia alle spalle del computer biologico: Cortical Labs coltiva direttamente le cellule staminali pluripotenti indotte, prodotte da campioni di sangue. Due le metodiche: una prevede che le molecole simulino lo sviluppo cerebrale fetale, l’altra che regola i geni che formano i neuroni. Sostanzialmente, c’è una vera e propria rete neurale in continua evoluzione e che continua nella creazione delle connessioni tra gli elettrodi.
La previsione di costo al dettaglio è di 35mila dollari l’uno, salvo diminuzioni in un secondo momento. Un costo proibitivo per uso domestico, che tuttavia per settori pubblici e privati porta in dote un incredibile corso percorribile nel futuro legato alla sostenibilità e alla predicibilità di malattie.

