L’Euro digitale prende piede

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Circa vent’anni dopo aver introdotto l’euro, la Banca Centrale Europea (Bce) si sta avvicinando alla prossima fase del suo progetto per lo sviluppo di un euro digitale. Sebbene sia stata ufficialmente chiamata da Fabio Panetta, membro del consiglio della Bce, “fase di indagine formale”, ci sono pochi dubbi che l’euro digitale diventerà presto realtà.

È importante notare che l’euro digitale non sarà un crypto asset. I crypto asset possono essere token riferiti ad asset (valori crypto che sono destinati a servire come mezzo di scambio e che, attraverso il riferimento a valute fiat, materie prime o altri valori crypto, dovrebbero avere un valore stabile, noti anche come stablecoin). Essi possono essere token di moneta elettronica, destinati a servire come mezzo di scambio e che sono denominati in una valuta fiat; o possono essere utility token – ovvero essere accettati solo dall’emittente e offrire accesso digitale ad applicazioni o servizi. Questo delinea la differenziazione di base: i crypto asset sono una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto che può essere trasmesso e conservato elettronicamente, basato sull’uso della tecnologia blockchain. L’euro digitale invece non è né un token, né costituisce moneta elettronica che è emessa da entità private controllate.

Mentre l’uso di una blockchain aiuterebbe a risolvere il problema della confidenzialità, allo stesso tempo comporterebbe sfide all’integrità dei pagamenti condotti per mezzo dell’euro digitale, poiché il principio del “Know Your Customer” (KYC), la prevenzione del riciclaggio di denaro (AML) e il contrasto al finanziamento del terrorismo (CFT) sarebbero difficili da esercitare.

L’infrastruttura che la BCE sceglierà alla fine dipenderà anche da altri fattori. Potrebbe, per esempio, impiegare l’attuale sistema digitale di transazioni monetarie della banca centrale, che sta usando per le transazioni all’ingrosso dal 2008: TARGET2 (T2) per i pagamenti all’ingrosso, TARGET2 SECURITIES (T2S) per il regolamento degli scambi di titoli in moneta di banca centrale, e il servizio TARGET Instant Payment Settlement (TIPS) per i pagamenti istantanei. Questo impedirebbe però di applicare un modello che darebbe modo agli utenti finali di avere i propri conti in un’infrastruttura centralizzata dell’Eurosistema, poiché non potrebbe elaborare l’estremo volume di pagamenti (singoli).

Tuttavia, un approccio centralizzato, basato su conti forniti direttamente dall’Eurosistema al retail, sconvolgerebbe significativamente le attività delle banche commerciali. Non è esattamente il destino di un singolo istituto che preoccupa la BCE, ma piuttosto la minaccia alla stabilità finanziaria generale. Senza contare che la BCE non ha le capacità di eseguire tutte le operazioni rivolte alla clientela: entrare nel retail banking costringerebbe le banche ad attività più rischiose, a frenare i prestiti e a depositare più fondi presso la BCE. Indirettamente, poi, ciò danneggerebbe l’efficiente trasformazione delle maturity, in cui il denaro viene preso in prestito e prestato all’interno del settore privato, che è vitale per il funzionamento dell’economia. Inoltre, farebbe esplodere il bilancio della BCE con i rispettivi rischi di liquidità, di credito e di cambio che ne derivano.

Ci sono molte altre implicazioni inerenti l’introduzione di un euro digitale e che, se mal concepite, potrebbero avere gravi conseguenze. È quindi molto probabile che la BCE agisca con molta cautela nella definizione della quota di operazioni di pagamento che l’euro digitale può assumere rispetto all’euro non digitale o dell’ammontare di fondi massimi che un individuo può tenere in un conto.

In virtù di queste particolarità, la BCE ha emesso una serie di principi fondamentali e di requisiti generali e specifici per ogni scenario. Oltre ad assegnargli lo status di moneta della banca centrale convertibile alla pari, la BCE si impegna a garantire la neutralità di mercato dell’euro digitale e ha fatto della sua uguale accessibilità in tutta la Zona Euro un principio fondamentale. I requisiti generali e specifici dello scenario, per quanto non ancora discussi, includono caratteristiche simili al contante (per esempio, permettere il pagamento offline e l’inclusione), caratteristiche competitive (rendere la valuta digitale sufficientemente attraente) così come requisiti alla sua resilienza, sicurezza, efficienza economica ed ecologica e tali da evitare che diventi un veicolo di investimento piuttosto che un mezzo di pagamento. Anche il quadro giuridico concreto non esiste ancora. Sebbene la maggior parte degli aspetti del design funzionale dell’obiettivo siano teoricamente coperti dal TFUE o dallo statuto del SEBC, formalmente non ci sono le basi per, ad esempio, il trattamento dell’euro digitale come valuta legale.

Lo sviluppo dell’architettura finale sarà un processo molto interessante da seguire. La BCE ha indicato che potrebbe usare il TIPS per processare i pagamenti retail con l’euro digitale e che le banche centrali nazionali stanno già impiegando tecnologie DLT (distributed ledger technologies). Quest’ultimo suggerisce che le infrastrutture decentralizzate – così chiamate – potrebbero giocare abbastanza presto un ruolo sostanziale nel regolamento delle transazioni, così come nella gestione del collaterale, nelle operazioni di prestito titoli o repo, e nel trattamento della delivery rispetto al pagamento.