L’Università di Stanford ha progettato un dispositivo che ha permesso ad una persona paraplegica sia agli arti superiori che a quelli inferiori di guidare un drone, tra spazi stretti e movimenti che mai avrebbe pensato di poter riprodurre.
Pubblicata su Nature Medicine, rivista medica mensile fondata nel 1995, la ricerca degli accademici dell’Università di Stanford, guidati dal Dr. Matthew Willsey, ha avuto come risultato straordinario il volo di un drone pilotato da una persona affetta da paraplegia grazie ad un innesto che registra ininterrottamente l’attività dei suoi neuroni. Questo dispositivo permette poi di trasporlo in movimenti complessi, esemplificati dal moto della mano virtuale della persona paraplegica.
Un’innovazione fondamentale nel mondo delle paralisi, che permetterebbe di risolvere alcuni dei problemi quotidiani che affliggono le persone affette da paraplegia. Infatti, movimenti complessi come quelli del drone che è stato pilotato in luoghi angusti e stretti potranno essere prodromici di situazioni simili presso le proprie abitazioni. Ed è un passo avanti fondamentale rispetto alle classiche “interfacce cervello-computer”, quando i movimenti effettuabili erano veramente essenziali se non limitati. Ora, invece, l’utilizzo virtuale delle dita potrebbe permettere addirittura di suonare uno strumento musicale. O, come nel caso raccontato su Nature Medicine, di un drone.

