Se la Primavera Araba aveva come intento quello di liberare i popoli oppressi dalla tirannia dei dittatori, come puo’ il Generale el-Sissi godere della legittimità della comunità internazionale dopo aver agguantato la leadership del suo paese con un colpo di stato che, tra numerosi eventi spietati, ha portato al massacro nel 2013 di almeno 1,000 protestanti in Rabba Square, in quello che è stato definito da Human Rights Watch come “uno dei piu’ grandi massacri di manifestanti in un solo giorno in tempi moderni”. La verità è che Washington si è accorta negli ultimi giorni del governo Mubarak che non godeva piu’ di carte blanche in merito alle vicissitudini interne e adiacenti al paese e dunque ha invocato a gran voce le elezioni, le prime in 5,000 anni di storia egiziana. Tuttavia, in seguito alla vittoria del partito islamico, Obama ha preferito farsi da parte quando le truppe militari hanno marciato per incarcerare il primo presidente eletto ufficialmente, convinto che el-Sissi sarebbe stato un leader piu’ disposto a dialogare con l’occidente per concedere interessi strategici importanti. Purtroppo visto gli episodi di violenza e di smarrimento politico verificatosi in Libia, Tunisia e Iraq, forse la scommessa egiziana è l’unica a tenere testa grazie non solo ad un accentramento del potere politico, ma soprattutto grazie a un incredibile resilienza del popolo egiziano. Il generale ha dichiarato alla BBC in merito alle manifestazioni per i diritti civili durante la sua visita a Londra che la democrazia in Egitto è “un lavoro in corso”... l’esperimento egiziano ha disilluso tutti coloro che si eran mostrati speranzosi nei confronti di una democrazia araba.
Nonostante il Generale abbia indetto delle elezioni, cio’ non significa che stia di fatto dando seguito a un programma democratico: un ricercatore del Bookings Institute, una think tank ha affermato che secondo lui l’ascesa di el-Sissi al potere sancisce definitivamente la fine e l’inefficacia della primavera araba, come un ritorno alla politica dei dittatori: Syria e Lybia non si discostano molto da questo scenario, con zone interne ai propri confini letteralmente piombate nel caos delle fazioni estremiste. Ed è proprio in Lybia che l’ONU si appresta a negoziare un accordo tra le due fazioni belligeranti, favorendo il General Hifter, colui che ha intrapreso numerose sortite militari ai danni della Fratellanza Musulmana e dell’ISIS in nome della lotta al terrorismo.
I tempi in cui l’occidente aveva ai suoi piedi i dittatori orientali sono finiti negli ultimi anni, dando adito a speranze politiche mosse da valori democratici; tuttavia, in seguito al fallimento dell’esperimento politico nei paesi del Maghreb e nel Medio Oriente , sembra che un ritorno a delle forze di governo autocratiche sia l’unica opzione concretamente realista in mano ai leader occidentali per far fronte alla nascita di movimenti e governi islamici: la sovranità del popolo è schiacciata e messa da parte in favore di considerazioni strategiche sul “bilanciamento dei poteri locali”. Ricordiamoci quando sarà il nostro momento di recarci alle urne che nonostante la scelta dei candidati possa sembrare avvilente, abbiamo pur sempre la libertà di scegliere e di autodeterminarci, principio di governabilità fondamentale allo svolgimento delle attività democratiche.
