Tra i gruppi Facebook frequentati da Ashley, che compaiono tra gli interessi del suo profilo, appare, però, qualcosa che potrebbe aiutarci: si tratta di una comunità che aiuta a imparare velocemente le tecniche di conversazione curde. Con molta probabilità è qui che il ragazzo ha cercato i primi contatti con una lingua sconosciuta, con la quale avrebbe dovuto poi cimentarsi quotidianamente in trincea. Un primo passo verso il reclutamento online tipico delle YPG, che, stando anche a quanto riportato da Repubblica, avrebbe avviato un arruolamento attraverso i canali social. Tramite un messaggio di posta a uno dei gruppi (YPG, Lions of Rojava) è possibile entrare in contatto con alcuni membri dell’organizzazione, con i quali ci si può accordare per uno sbarco nel Kurdistan Iracheno. Inviando i dettagli del proprio passaporto e del proprio volo (dal costo di circa 1000 euro), infatti, in pochissimo tempo (e senza una preparazione militare approfondita, dicono i reduci) è possibile combattere al loro fianco la guerra al Califfato Islamico.
Tornando alla vita social di Ashley Johnston e considerando l’esigua quantità di post scritti recentemente sul proprio profilo Facebook, cerchiamo un suo profilo anche su Twitter, il social più utilizzato da chi vuole condividere poche e veloci parole con tutto il mondo. Dopo diverse ricerche, ecco apparire il suo account: si chiama @seyhan33, come la città turca attraversata dal fiume omonimo. La foto del profilo lo ritrae probabilmente già in sul campo di battaglia: Ash appare diverso, indossa un giubbotto antiproiettile e ha la barba lunga. La sua carnagione chiara e la sua esperienza, in un senso o nell’altro, sicuramente lo distinguono dai combattenti locali. La cosa più curiosa, che salta subito all’occhio, è l’attività del suo profilo: i media internazionali fanno risalire allo scorso 23 febbraio la data della sua morte, mentre ogni giorno il profilo del giovane retwitta messaggi di speranza e di incitamento alla causa curda. Probabilmente il suo profilo è rimasto nelle mani dei combattenti delle YPG, che utilizzano l’account del giovane per diffondere a tutti i suoi follower notizie sulla causa sposata da Ashley.
Tutto quello che il ragazzo non è stato in grado di scrivere di persona, ce lo racconta, invece, il sito della YPG di stanza a Rojava il 26 febbraio scorso, a tre giorni dalla morte di Ashley. La cosa che più sorprende è il modo in cui il giovane viene chiamato: Bagok Sarhad, il suo nome di guerra. Secondo quanto raccontano i suoi compagni “Bagok era un vero eroe, che aveva deciso di partecipare a questa guerra, per spazzare via le forze oscure. Aveva sviluppato una pura devozione e passione nel cuore di ogni combattente della YPG e della gente di Rojava. Bagok aveva un’anima rivoluzionaria, che lo aveva spinto ad unirsi alla lotta nei territori di Shingal, Sere Kaniye e Tel Hamis, dove il 23 febbraio, durante la notte e nel corso di violenti scontri a fuoco tra le nostre unità e i terroristi dell’IS, è caduto martire dopo una lotta eroica. Offriamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia e al popolo australiano. Bagok rimarrà nei nostri cuori. La nostra lotta e la resistenza contro i terroristi continueranno fino a quando la rappresaglia non avrà reso onore ai nostri martiri. Viva Bagok, simbolo di eroismo, resistenza e umanità”.

