Principio cardine dell’Asset Quality Review era quello di verificare l’adeguatezza patrimoniale dei bilanci delle varie istituzioni. La discriminante principale di questa prima valutazione è il rapporto tra Tier 1 (componente primaria del capitale bancario: costituita essenzialmente da utili e riserve, azioni proprie e preferred secutities) e attivo ponderato per il rischio. Per permettere un adeguato livello di copertura questo rapporto non deve essere inferiore all’8%.
Nonostante gli ingenti sforzi compiuti dal sistema bancario per raggiungere l’obbiettivo (negli ultimi mesi sono stati raccolti 47 miliardi di euro in equity), le tensioni legate a possibili esiti negativi della valutazioni hanno contribuito al formarsi di una tensione crescente sui mercati di borsa, con oscillazioni alquanto vistose nelle quotazioni bancarie.
Finalmente ieri, dopo lunghe attese, l’esito della valutazione è stato divulgato e la mannaia della BCE è stata scagliata contro 25 banche, deficitarie di almeno 25 miliardi di euro di coperture. Di queste, tuttavia, 12 sono state in grado di raccogliere, durante l’anno in corso, fondi sufficienti per rientrare nella soglia di copertura dell’8% e dunque non sono da considerare tra le bocciature. Le 13 rimanenti non sono state in grado di raggiungere la soglia e ora dovranno presentare alla BCE un piano di ricapitalizzazione antro il 10 novembre. Tra queste 4 italiane: Bpm, Carige, Popolare di Verona e Monte dei Paschi che dovranno raccogliere complessivamente circa 3,5 miliardi di euro per essere considerate sicure secondo i nuovi standard.
