Nella notte di martedì 23, day 1 dei raid statunitensi, il fuoco è stato aperto da una batteria di 47 missili da crociera Tomhawk, lanciati dall’incrociatore USS Philippine Sea, presente nel Golfo di Persia, e da cacciatorpediniere della classe USS Arleigh Burke che incrociano nel mar Rosso. I Tomhawk, missili dotati di un proprio motore in grado di modificare la rotta prefissata, hanno un raggio d’azione di 1700 km e dalla guerra del Golfo in poi sono i principali lo strumento privilegiato dall’esercito statunitense per iniziare i bombardamenti. Grazie ad essi, infatti, è possibile colpire obiettivi a grande distanza ed in territori a rischio, senza mettere a repentaglio la vita dei piloti.
All’offensiva missilistica sono seguiti i raid aerei veri e propri. L’aviazione americana ha messo in mostra il meglio del proprio repertorio: i caccia F-16 ed F-15, i bombardieri B-1, droni Predator, e, soprattutto, i caccia F-22, vere stars della serata. Si è trattato, infatti, del primo utilizzo degli F-22 in un teatro operativo; un evento da ricordare per aerei dal costo di 350 milioni di dollari per esemplare che attendevano il battesimo del fuoco dal 2005, e le cui prestazioni, stando a quanto affermato dall’aviazione statunitense, non sono comparabili a quelle di nessun’altro veicolo attualmente operativo o in fase di progettazione.
