Da Bologna a Napoli, Riecco Blu: lo Street Artist che non si Piegò al “Potere”

Secondo Wu Ming, collettivo formato da amici scrittori: “La mostra è simbolo di una concezione della città che va combattuta” e ancora “Dopo aver denunciato e stigmatizzato i graffiti come vandalismo, ora i poteri forti vogliono diventare i difensori della Street Art”. Il problema, a cui Blu ha deciso di porre rimedio tagliando la testa al toro, è proprio questo: da sempre la Street Art, in Italia, è considerata come vandalismo, venendo valutata soprattutto dal punto di vista penale, e quindi non sussiste tutt’oggi una consolidata giurisprudenza. Senza dilungarci troppo sulle differenze normative tra opere autorizzate e non autorizzate, ci basti sapere che nel primo caso l’artista resterà sempre titolare dei diritti morali d’autore, potendosi opporre a deformazione, mutilazione e modifica dell’opera. Per poterne trarre beneficio economico, dunque, chiunque dovrà chiedere l’autorizzazione di quest’ultimo.

Da un personale punto di vista, forse come discepolo della visione più puristica di questa arte e per non essere stretto nella morsa della giurisprudenza, Blu ha deciso di cancellare tutto, così come aveva fatto in Germania qualche tempo fa, dove un suo murales stava diventando arredo di lusso in un progetto di ristrutturazione residenziale per ceti abbienti.

Per ammirare i lavori di questo street artist considerato tra i dieci migliori al mondo dal Guardian, nel 2011, bisognerà spostarsi, quindi, a Città del Messico, Milano, New York, in Palestina o... a Napoli!

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