13 novembre 2015. A Parigi vengono eseguiti una serie di attacchi terroristici rivendicati dallo Stato Islamico che portano alla morte di 130 persone e al ferimento di altre 352. Quello che ne consegue, a livello sociale, è qualcosa senza precedenti: la diffidenza culturale verso gli islamici cresce.
Il 13 Dicembre vanno in scena in Francia le elezioni regionali. Dopo un primo turno in cui il Front National ottiene il risultato storico del 28% (mai così alto nella storia recente), il secondo turno si conclude con una sconfitta del partito euroscettico e xenofobo della Le Pen, che ottiene comunque un buon risultato (in particolare nella regione Picardia-Nord-Pas-De-Calais, dove ha raccolto il 42,2% dei voti contro il 57,8% dei Republicains). Su scala nazionale il partito FN ha raccolto 6,8 milioni di voti, contro i 9,9 dei Republicains e dei 7,2 della coalizione di sinistra. Numeri impensabili per il FN fino a qualche mese fa.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, in questi giorni, la stampa internazionale. Il nome che circola è quello di Claude Hermant, accusato di aver contribuito ad armare gli stragisti islamici che lo scorso gennaio hanno terrorizzato Parigi. Gli inquirenti, che hanno posto Hermant e la compagna in stato di fermo, sarebbero riusciti a dimostrare che le armi usate per compiere le stragi sarebbero transitate dalla società della donna, per poi essere vendute a Coulibaly.
Chi è Claude Hermant? Tra il 1994 e il 1999 Hermant è stato membro del servizio d’ordine del Front National. Lui stesso nel 2001 disse di aver preso parte a una cellula clandestina creata dal partito nel 1997 per alimentare la rivolta nelle banlieu. Infiltratosi nelle periferie con l’obiettivo di prendere contatto con bande criminali e giovanili, inneggiando alla rivolta, ha dichiarato pubblicamente che il tutto veniva fatto per alimentare un senso di insicurezza che avrebbe permesso al FN di ottenere consensi. Dichiarazioni ovviamente smentite dal partito della Le Pen.

