Dead Man Voting, nel 2015 la Politica si fa con i Morti

Il caso francese

Il caso francese necessita di un’analisi più dettagliata.

Partiamo dal marzo 2014. In Francia si è appena conclusa la tornata elettorale per le amministrative. I risultati parlano chiaro: al primo turno grande sconfitta per il partito socialista di Hollande, avanzata dell’UMP (destra tradizionale) e forte affermazione del Front National di Marine Le Pen. Ai ballottaggi la destra ha conquistato il 45,91% dei voti, contro il 40,57% della sinistra. Il Front National raggiunge il 6,84% dei voti, diventando, secondo quanto dichiarato da Marine Le Pen, al termine degli exit poll, “il terzo grande partito del Paese”.

7 Gennaio 2015. Un commando di persone armate fa irruzione nella redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo e apre il fuoco. A perdere la vita saranno 12 persone, mentre 11 sono rimaste ferite. Nonostante l’attentato sia stato rivendicato da Al Qaida nella Penisola Arabica, una branca yemenita dell’organizzazione, i responsabili sono stati identificati nei fratelli Said e Cherif Kouachi e Amedy Coulibaly, colpevoli di aver ucciso anche altre 5 persone (1 a Montrouge e 4 in un supermercato della catena Hypercacher).

Charlie_Hebdo

La strage e lo spargimento di sangue terrorizzano l’intera Francia. Cresce un odio nei confronti delle minoranze islamiche che si ripercuote inevitabilmente sulla politica sociale del Paese.

A Marzo si vota per le elezioni dipartimentali: alla luce del clima socio-politico della nazione il centrodestra ottiene 64 dipartimenti su 101 (prima ne controllava 40), la sinistra (che prima ne governava 61) adesso ne controlla 34. La notizia è che 28 dipartimenti sono passati da sinistra a destra. Tuttavia, anche il Front National dice la sua: nonostante fosse arrivato al secondo turno in molti collegi e avesse eletto 4 coppie di candidati in altrettanti cantoni, non vince in nessun dipartimenti, ma vede aumentare il numero di consiglieri eletti. La leader del movimento, Marine Le Pen, lo definisce un “risultato eccezionale”, vista la capacità del movimento di affermarsi a 10 mesi di distanza dalle europee anche a livello locale. Una tesi confermata anche dal politologo francese Thomas Guenolè, che, intervistato da France24, ha dichiarato: “Il FN si è mostrato molto omogeneo, perfezionista e reazionario”.