Parola d’ordine per il cinema autoprodotto è quindi coinvolgere…
Mi è venuta una cosa molto importante da dirti. È evidente che c’è un problema grosso di risorse, ma essere indipendente ha anche dei vantaggi: quella libertà assoluta che poi più avanti nel tuo percorso forse non ritroverai più.
Fare un film oggi in Italia per un giovane è così difficile?
Dipende dai progetti, ho visto anche in Italia persone trovare risorse per dei lavori accattivanti e validi. All’estero credo che la situazione sia migliore, c’è un supporto economico e una attitudine diversa. A me ha colpito, per esempio, la FNAC di Parigi che ha una bellissima sezione di documentari che qui non ho trovato: anche in un circuito di distribuzione mainstream c’è spazio per queste opere.
Hai finito il film e poi?
L’unica distribuzione che ha avuto il film per ora è il MilanoFilmFestiaval. Ho mandato il film quando ancora non era finito (l’ultimo montaggio è di una settimana fa!). L’ho presentato qui perché questo mi sembrava il punto di partenza migliore, un festival giovane per opere prime e seconde, poi Milano è la mia città… e l’hanno messo pure in concorso! Una sorpresa che mi ha fatto contento.
