Il Qe, la moneta endogena e i prestiti all’economia reale
E tutto questo discorso cosa c’entra con il Qe della Bce?
Poche settimane fa il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha annunciato il lancio di una politica monetaria di tipo espansionistico, il Qe appunto, che prevede il massiccio acquisto da parte della Bce di titoli pubblici e privati dell’Eurozona. L’obiettivo dichiarato da Draghi per questa operazione è quello di scongiurare il pericolo della deflazione, inflazione negativa, che ha contagiato tutto il continente, da pochi giorni anche la Germania. Oltre a questo obiettivo Draghi, ma anche molti altri, spera che comprando un gran numero di titoli di Stato dai bilanci delle Banche, queste, alleggerite di questo peso gravoso e con maggior liquidità a disposizione, tornino a far confluire denaro all’economia reale aiutando la ripresa della crescita.
E come si suol dire è qui che casca l’asino.
Perché se come abbiamo visto dalla Bank Of England quando una banca fa un prestito crea denaro dal nulla, non è per la mancanza di liquidità che le banche non fanno prestiti all’economia reale. Un ulteriore riprova di come le banche europee non abbiano bisogno di ulteriori fondi per fare prestiti a famiglie ed imprese lo abbiamo visto nell’ultimo tentativo, precedente al Qe, che Draghi ha fatto per far arrivare più soldi all’economia reale, il così detto TLTRO. Sia la prima tranche a settembre, sia la seconda a dicembre, di prestiti agevolati offerti dalla Bce alle banche dell’Eurozona, si sono rivelate un buco nell’acqua. A dicembre gli istituti di credito hanno chiesto 129 miliardi su oltre 300 messi a disposizione dall’istituto di Francoforte. Complessivamente nelle due tranche le banche hanno richiesto 212 miliardi (circa 50 quelle italiane) su 400 potenziali.
I prestiti non vengono effettuati non perché alle banche manca la liquidità, ma perché stiamo vivendo una crisi di domanda, le famiglie non consumano. Le banche non prestano i soldi ad aziende che faticano a vendere i loro prodotti o sono a rischio fallimento, mentre le imprese che riescono ancora a cavarsela, non si accollano un debito con le banche che non sono sicure di poter ripagare in futuro per la precarietà dell’economia attuale e lo stato moribondo dei consumi e della domanda. In sintesi, le banche prestano quando il profilo di rischio/opportunità è a loro favorevole, non quando hanno più o meno liquidità a disposizione.
A dispetto delle teorie della cospirazione, che la moneta sia creata dal nulla è ormai riconosciuto anche ai massimi livelli delle istituzioni finanziarie. Questo dovrebbe anche suggerire che le politiche monetarie per uscire da questa crisi senza fine, devono essere indirizzate verso il sostegno della domanda e dei consumi e non più verso un aumento dell’offerta che non è richiesto dalle banche e non aiuta famiglie ed imprese.
