Di chi si tratta?
Esattamente di Billy. O meglio, della versione “fusa” di Billy. Si presenta come il Maestro, la summa degli altri ventitré alter ego, l’unico a sapere tutto, l’unico a ricordare. L’unico in grado di raccontare. Il Maestro sceglie di concedere a Keyes tutte le interviste che saranno necessarie per sviscerare ogni dettaglio della sua esistenza, a patto che rispetti alcune condizioni (tra cui mantenere il segreto su eventuali crimini aggiuntivi a quelli a lui attribuiti). È così che la verità viene alla luce, rendendo possibile la stesura del libro, in Italia intitolato Una Stanza Piena di Gente. Ciascuna delle personalità di Billy si è dissociata in seguito a un trauma, per poter gestire e possibilmente allontanare ogni ricordo doloroso dalla sua identità centrale. Nato da padre alcolista, scommettitore, depresso e morto suicida, fin dalla prima infanzia Billy subisce le violenze del nuovo compagno della madre. Cinghiate, abusi fisici, terrorismo psicologico delle continue minacce di morte, culminate con il seppellirlo vivo in una fossa che il patrigno gli aveva precedentemente ordinato di scavare. Si scopre che lo “stupro” delle tre studentesse era in realtà una disperata ricerca d’affetto di Adalana, che pare non si sia nemmeno concretizzata in veri e propri rapporti sessuali. Si scopre che le diverse personalità prendono definitivamente il controllo della coscienza quando Billy tenta per la prima volta di suicidarsi. Con il nobile intento di proteggersi viene di fatto espropriato del libero arbitrio, perdendo la cognizione di sé, delle proprie azioni e del mondo reale per quasi vent’anni.Milligan viene rilasciato dal sistema sanitario di salute mentale nel 1991, dopo aver trascorso oltre dieci anni tra carcere e ospedali psichiatrici. Nonostante si trasferisca in California, dove peraltro acquista una casa di produzione cinematografica, il cerchio si chiude dove tutto era cominciato: Billy muore di cancro lo scorso dicembre, all’età di 59 anni, in una casa di cura di Columbus, Ohio. Nei suoi scritti asserisce più volte –e con estrema lucidità– di non essere mai davvero guarito dal disturbo di personalità multipla. Come se la caverà, Di Caprio, con ventiquattro ruoli? Noi speriamo da Oscar.
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