Le 5 Cose da Sapere sulle Elezioni Catalane

4. Così uguali, così diversi.

La CUP (Candidatura d’Unitat Popolar), domenica sera è stato l’attore più piccolo in scena a interpretare un ruolo da protagonista. Il partito che supporta la creazione della Repubblica Catalana, ma ha deciso di concorrere separatamente dallo Junts pel Si, ha raccolto infatti l’8,2% di voti, conquistando 10 seggi in parlamento. Troppo per un partito che risulta indispensabile al fronte separatista, ma che con esso non condivide il programma: la CU, infatti, si propone di portare la Catalogna fuori non solo dalla Spagna, ma anche dall’Europa, dall’Eurozona e dalla Nato. Supporta la nazionalizzazione delle industrie e un intervento statale massiccio nel settore bancario. Inoltre, ha dichiarato pubblicamente che non sosterrà il leader catalano Artur Mas. Una grana per il movimento indipendentista, che, per avere una maggioranza in parlamento e poter fare la voce grossa, necessita dell’unione tra le due forze politiche, ancora troppo lontane.

5. Catalogna-Spagna: un braccio di ferro lungo fino a dicembre.

Il leader catalano Mas e i suoi alleati sono stati abbastanza chiari: dopo i risultati di domenica, l’obiettivo numero uno del fronte separatista sarà quello di portare alla secessione della Catalogna dalla Spagna in 18 mesi. Certo, la distanza tra il Junts pel Si e il CUP è ancora sostanziosa e la maggioranza assoluta sembra ancora lontana, ma il progetto non intende arrestarsi.  Antonio Barroso a Teneo ha dichiarato: “Il parlamento catalano potrebbe iniziare già ad adottare movimenti simbolici verso l’indipendenza, continuando il braccio di ferro con il governo centarle”. Una situazione che minaccia di restare in stand-by fino alle prossime elezioni nazionali in programma a dicembre, ma con una costante: Mas sempre a guidare il movimento.