5. ARTIGIANATO/TECNICO
Una verità indiscutibile è il fatto che sia necessario frequentare l’Università per essere qualcuno nel mondo e per raccogliere montagne di denaro. È questa un’idea che si è fatta sempre più largo negli ultimi vent’anni, traendo forza da una storia che vedeva i laureati come una ridottissima percentuale della popolazione alla quale ogni porta era spalancata.
Non è più così. La Laurea è un prerequisito che le aziende richiedono per consentirti di accedere ad un colloquio per uno stage sottopagato, per poi avere l’opportunità di essere assunto, per poi poter osservare adorante il “Glass Ceiling” che porterà alcuni verso la cima e tutti gli altri verso la vita da impiegato.
Se la tua passione non ha nulla a che vedere con le lunghe ore di studio, le interminabili riunioni e le prospettive di una vita migliore, un giorno, non consentire a nessuno di dirti che non sarai mai nessuno senza l’università
Lo sviluppo di capacità tecniche nella lavorazione dei materiali, nella costruzione di impianti o nella riparazione di componenti è un’attività tanto gratificante quanto remunerativa.
Come in qualunque altro lavoro, dedizione, voglia di fare ed intelligenza vengono pagate e remunerate in maniera più che adeguata; in effetti, un tecnico di ascensore guadagna mediamente 90.000$ all’anno, grazie al numero ridotto di giovani che decidono di intraprendere questo percorso di carriera.
Un tornitore che abbia fatto pratica con la piegatura del legno (processo che occorre per creare le doghe dei letti, ad esempio) guadagna in media 45.000$ all’anno.
L’appartenenza e la dedizione ad una categoria professionale presenta ulteriori vantaggi: l’avvio al lavoro appena usciti dalla scuola superiore, il che si tramuta in oltre sei anni di esperienza al momento di una eventuale laurea, se avessero scelto di frequentare l’università; la disponibilità di una vasta rete dedita alla protezione dei diritti della categoria; la possibilità di aprire la propria attività; la sicurezza del lavoro data dall’effettiva necessità dell’operato, e non dall’apprezzamento di un HR o di un manager qualunque.
