Articolo a cura di Luigi Capoani, autore dell’articolo e presidente dell’European Youth Think Tank
L’intelligenza artificiale è ormai uscita dai laboratori di ricerca per entrare stabilmente nelle imprese, negli uffici e nelle organizzazioni. I dati dell’AI Jobs Barometer 2026 di PwC mostrano come le aziende che adottano l’AI in modo più avanzato registrino una crescita più elevata della produttività, dell’occupazione e dei salari. Dietro questi numeri, però, si nasconde un cambiamento ancora più profondo. Ne parliamo con Luigi Capoani, economista, docente di Economia Internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e presidente dello European Youth Think Tank, e con Linda Rotondo, analista dello European Youth Think Tank, esperta di politiche europee e innovazione.
L’AI automatizza le attività, non le professioni
La storia delle rivoluzioni industriali insegna che ogni innovazione modifica il mercato del lavoro, ma raramente elimina intere professioni: il cambiamento riguarda soprattutto le attività che compongono ogni mestiere, non il mestiere in sé. Anche questa volta accadrà lo stesso. L’intelligenza artificiale è particolarmente efficace nell’elaborazione di dati, nella produzione di documenti, nell’analisi di informazioni e nell’automazione di processi standardizzati. Per questo motivo i settori amministrativo, contabile, bancario e finanziario saranno probabilmente tra quelli maggiormente interessati dalla trasformazione. Molte attività ripetitive potranno essere svolte più rapidamente dagli algoritmi, lasciando alle persone compiti di supervisione, controllo e decisione.
Ricerca e creatività saranno i grandi beneficiari
Se alcuni settori vedranno una riduzione delle attività più routinarie, altri potrebbero invece beneficiare enormemente dell’intelligenza artificiale. La ricerca scientifica, l’ingegneria, la progettazione, il design, la produzione di contenuti e l’innovazione tecnologica potranno utilizzare l’AI come uno strumento capace di accelerare l’analisi della letteratura, le simulazioni, la scrittura di codice e lo sviluppo di nuove soluzioni. Il valore del ricercatore o del progettista non diminuirà: aumenterà la sua capacità di produrre conoscenza in tempi più rapidi, lasciandogli più spazio per concentrarsi sugli aspetti realmente creativi e strategici del proprio lavoro.
La nuova competizione si gioca sulle competenze
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo anche il concetto di competenza. Se gli algoritmi sono in grado di svolgere molte attività tecniche, il vantaggio competitivo delle persone sarà sempre più legato alla capacità di interpretare i dati, formulare domande corrette, prendere decisioni, coordinare team e sviluppare nuove idee. Non è un caso che le imprese cerchino sempre più profili capaci di integrare competenze digitali con capacità di leadership, pensiero critico e innovazione.
Questa trasformazione sta già influenzando il sistema della formazione. Sempre più università e business school stanno introducendo percorsi dedicati all’intelligenza artificiale: l’AI Academy dell’Università Ca’ Foscari Venezia propone un percorso laboratoriale per avvicinare studenti e imprese all’utilizzo dell’AI nei processi aziendali, mentre la LUISS Business School ha sviluppato il programma AI for Business, rivolto a manager e professionisti interessati a integrare l’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali. Un segnale chiaro: il mercato del lavoro chiederà competenze sempre più interdisciplinari.
Il tempo liberato è il vero capitale
Il principale beneficio dell’intelligenza artificiale non consiste semplicemente nella riduzione dei costi, ma nel tempo che restituisce alle persone. La vera sfida sarà decidere come utilizzare questo tempo. Se verrà impiegato esclusivamente per aumentare l’efficienza, i benefici saranno limitati; se verrà invece investito nella ricerca, nella formazione continua, nello sviluppo di nuovi prodotti e nell’innovazione, allora l’AI diventerà un potente motore di crescita economica.
Per questo motivo l’intelligenza artificiale dovrebbe essere considerata una priorità della politica industriale. Servono investimenti nella ricerca scientifica, nelle università, nel trasferimento tecnologico e nella formazione permanente. La competitività futura dell’Italia e dell’Europa non dipenderà soltanto dalla capacità di utilizzare gli strumenti di AI sviluppati da altri, ma dalla possibilità di sviluppare nuove tecnologie, attrarre talenti e trasformare la conoscenza in innovazione.
L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una nuova tecnologia: è una nuova infrastruttura della produttività. I Paesi che sapranno governare questa trasformazione, investendo nel capitale umano, nella ricerca e nella creatività, guideranno la prossima fase dello sviluppo economico.
Author Profile
Luigi Capoani è economista, ricercatore e docente di Economia Internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia presso l’Università di Salerno, sviluppando parte del proprio percorso scientifico presso l’Università di Birmingham. È fondatore e presidente dello European Youth Think Tank (EYTT), un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che promuove la ricerca interdisciplinare. Le sue attività di ricerca si concentrano sull’economia internazionale, sulla politica industriale, sull’innovazione tecnologica, sull’intelligenza artificiale e sul loro impatto sulla competitività, sulla produttività e sulle trasformazioni del mercato del lavoro.
Linda Rotondo è analista presso lo European Youth Think Tank (EYTT) e si occupa di sicurezza internazionale, relazioni internazionali e questioni strategiche europee. I suoi interessi di ricerca includono geopolitica, difesa, terrorismo e governance internazionale, con particolare attenzione alle sfide emergenti per la sicurezza europea e all’impatto delle nuove tecnologie sugli equilibri strategici internazionali.”

