I bombardamenti dunque non solo servono gli interessi delle economie di guerra, ma rappresentano l’ennesima possibilità di riscatto per una figura politica inetta e controversa, che recentemente ha dichiarato il proprio paese in guerra invocando l’intervento militare dei suoi alleati. Ed è proprio su queste false righe che si muovono i conservatori del PM David Cameron, che ha già dichiarato l’intenzione di presentare di fronte al Parlamento in settimana delle misure speciali che permettano alla potenza militare piu’ grande di Europa di bombardare la Syria. Fino ad ora infatti la Gran Bretagna si è “limitata” a fornire supporto ai francesi in termini logistici e tramite attacchi aerei in Iraq. La verità di fronte a tutti eppure mai cosi nascosta è che i cani sciolti di Parigi sono fomentati dalla cultura dell’odio, aizzata dai bombardamenti e che mai potrà esser placata se non si cerca maggior cooperazione con i poteri regionali in Nord Africa e Medio Oriente, anche se in numerose occasioni questi si sono rivelati flebili e controproducenti. Se è vero quindi che i Russi sono i possibili alleati ideali per la Francia, e gli unici disposti a metter in campo ingenti risorse, la Francia è incalzata da Obama a non cedere terreno nei confronti di Putin in cambio del supporto strategico in Syria.
Alla luce dei fatti propongo che l’EU articoli un Interesse Comune in Politica Estera che trascenda lo spirito di conquista del Presidente francese che nel weekend è stato definito da media internazionali “un capitano pessimo che beneficia di un vento favorevole” oppure come “il John Wayne dell’Eliseo, un leader fantasmagorico stranamente popolare”, che da una tradizione strettamente socialista, è riuscito a fare propria una retorica conservatrice e un’agenda improntata alla sicurezza e al ruolo invasivo dello stato. Aspettiamo che sia l’economia a parlare, non quella basata sulla produzione degli armamenti e sugli investimenti nel dipartimento della difesa, ma quella dei disoccupati, dei giovani e dei pensionati, e dei rifugiati politici che aspirano all’integrazione.
Vive la France!!
