“The Danish Girl”: una Recensione in Anteprima

 Non è mia intenzione di fare spoiler di alcun tipo, né rivelare dettagli della trama che meritano di essere visti di persona per cogliere appieno la delicatezza, la malinconia e l’enorme disagio provato da chi non si sente se stesso nel corpo con cui è nato; Eddie Redmayne è davvero magistrale, e dopo la statuetta dell’anno scorso sembra voler bissare l’ambito premio dorato. Né, tanto meno, riuscirei a spiegare il profondo tormento della moglie (l’attrice Alicia Vikander), che nonostante tutto ciò che capita a chi ha sposato e che ha amato come uomo non smette di stargli accanto in ogni momento, con grande sofferenza, fino a che Einar non diventa davvero Lili Elbe.

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La storia raccontata è un biopic che si pone il coraggioso obiettivo di rivelare la tormentata esistenza del primo uomo transessuale che sia riuscito a farsi operare per un cambio sesso ed essere riconosciuto, legalmente, come donna. Una pioniera, letteralmente, che ha spianato la strada al successivo movimento transgender. È interessante notare il contesto in cui si svolge la storia, sia storico che geografico: la Danimarca, Parigi e Dresda sono da sempre considerate città molto liberali, aperte ai cambiamenti. Per di più, l’ambiente frequentato da Gerda e Einar è quello dei pittori e degli artisti, già di base di mentalità molto più tollerante; è ovvio che la trasformazione dell’uomo in Lili non avrebbe incontrato così pochi ostacoli – perché, comunque, di dottori che volevano internarla per follia era pieno – se non fosse successa nel periodo e nel paese più favorevole. La ciliegina sulla torta è la colonna sonora, struggente e perfettamente intonata a ogni scena, l’accoppiata perfetta per strappare lacrime anche al più impassibile degli spettatori. Se non sapete piangere qui, dunque, non avete cuore.