Ma quale cartone, come nel caso del film succitato, tratta del Giappone devastato dalla Seconda Guerra Mondiale? Quale cartone approfondisce tematiche quali la fame, l’incertezza del futuro, la paura di due fratelli rimasti soli? La crudezza delle immagini e degli argomenti trattati sono un vero pugno allo stomaco, è vero, eppure la struggente malinconia che ammanta tutto il lungometraggio, ne fa un piccolo gioiellino dello Studio Ghibli. Ma è lampante che no, non è affatto un cartone per bambini.
Gli adattamenti occidentali, molto spesso, hanno mutilato capolavori dell’animazione giapponese, snaturandoli nel significato e censurando immagini troppo forti – giustamente – da essere proposte a bambini ignari. Uno su tutti, La principessa Mononoke, di Hayao Miyazaki: diventato di culto per i veri intenditori del genere, è stato inizialmente trasmesso in sala nel 2000, censurato nelle immagini (tratta di una principessa vendicativa, cresciuta nella foresta con gli animali, che non si fa troppi problemi a trucidare gli umani invasori che tentano di spazzare via il suo bosco) e nei dialoghi, caratterizzati invece da una profondità spirituale che si rifà alla cultura animista giapponese. Nessuno proporrebbe qualcosa di simile a un bambino, non senza una giusta spiegazione.
