Bookcity Milano, tra Pinocchio e il Fantasy di Julie Kagawa

Un altro incontro interessante è stato l’esordio italiano dell’Harper Collins, nota casa editrice americana seconda al mondo per importanza di vendite. Dal primo ottobre, dopo il sodalizio “Mondazzoli” (in cui Mondadori ha fagocitato il gruppo RCS), la Harlequin Mondadori è diventata ufficialmente Harlequin Collins: famosa per rivolgersi a un target prevalentemente femminile, con harmony o narrativa fiction, ha deciso di alzare la posta ed espandere il suo mercato, provando a coinvolgere un genere che solitamente non prendeva in considerazione: quello maschile. La conferenza a cui ho partecipato è stata moderata brillantemente da Camilla, nota ai più come Zelda was a Writer, blogger amante, lettrice e “consumatrice” di libri. L’Harper Collins Italia ha presentato un ricco bouquet di ospiti per affrontare un tema scottante, soprattutto nell’editoria odierna: l’Urban Fantasy e gli Young Adult in generale; contemporaneamente, ne ha approfittato per presentare la sua prima uscita: “Talon” di Julie Kagawa, anche lei presente alla conferenza direttamente dal Kentucky, con traduttrice al seguito.

Il primo interpellato sul tema è stato Maurizio Temporin, scrittore e regista; ha spiegato come lui stesso, pur avendo scritto romanzi per 12 anni, ha sempre ritenuto le parole “medievali” per esprimere il genere fantastico, che invece ha un rapporto molto stretto con il genere cinematografico. Sembra quasi che il pubblico abbia bisogno di un apparato grafico più che della parola, perché la scrittura può generare immagini che il cinema non può fare e viceversa, quindi bisogna riprodurre la suggestione della pagina con altre tecniche (montaggio, sound, CGI), e non è mai facile l’adattamento. È intervenuto poi Gabriele, in arte Stanlio Kubrick, redattore de I400Calci, per chiarire nei dettagli quali sono gli elementi che caratterizzano il passaggio dal libro al cinema; se tecnicamente parlando l’abisso della differenza sta negli anni ’90 quando è nata la CGI e le possibilità di “creare” sono diventate infinite, la vera rivoluzione è avvenuta quando la stampa e il marketing hanno scoperto quanto il fantasy in generale – e gli Young Adult in generale – fanno presa sulle major di Hollywood. Hanno premuto l’acceleratore su archetipi ormai noti: la donna forte che diventa eroina e protagonista, i vampiri, il sovrannaturale e il post-apocalittico. Senza dimenticare la quota star power: vedi Jennifer Lawrence, regina di Hunger Games, richiesta dai maggiori registi di Hollywood. C’è il rovescio della medaglia, ovviamente: Shailene Woodley, volto della protagonista della saga distopica di Divergent, verrà per sempre ricordata come quella che è stata licenziata dal set di Spiderman.

Proprio perché si è spinto troppo sulle industrie cinematografiche, molti adattamenti destinati a un pubblico adolescenziale enfatizzano l’elemento “amore”, che altera molto spesso l’intreccio più vasto che può avere un libro o una saga. Hollywood ha capito poco che l’amore, da solo, non basta per una storia di successo; in televisione, di contro, lo si è capito molto meglio: il piccolo schermo e il soprannaturale vanno d’amore d’accordo, tra Vampire Diaries, Supernatural e lo storico precursore Buffy l’ammazzavampiri.